HUMAN CODE – Capitolo 13: Federico Monti

Capitolo 13: ad essere intervistato online è Federico Monti, Software Engineer di MOLO17. Classe ’93, Federico è il primo sviluppatore lombardo del team MOLO17 a lavorare full-time da remoto. 

Vivo in provincia di Monza e Brianza. Smart working? Tranquillamente fattibile: lavoro da remoto dal 2017 in MOLO17. 

Oggi – Federico Monti

Le origini di Federico Monti

Che progetti aveva Federico da bambino? Il suo futuro era già stato scritto dalla eredità paterna. Suo papà è ragioniere informatico e ha insegnato a Federico i rudimenti del computer, fin dalla sua tenera età. Svilupperà poi la sua passione da autodidatta e grazie al percorso scolastico superiore: Federico prende il diploma di perito informatico qualche anno più tardi. 

Ricordo con affetto i miei professori di informatica e di sistemi perché sono stati loro ad avermi insegnato e fornito le basi della programmazione e dello sviluppo.

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Video Presentazione – Federico Monti

Progetto IdeaImpresa 

Durante il suo ultimo anno alle superiori, Federico partecipa al progetto IdeaImpresa, organizzato dalla Camera di Commercio di Como, con alcuni compagni d’istituto. Il progetto ha conquistato il secondo posto al concorso ed è stato esposto al Palazzo Italia all’Expo Milano 2015.

Il gruppo di studenti con il quale ho collaborato, era composto da chimici, informatici (tra cui io) ed economisti. L’obiettivo del progetto era di introdurre il Biogas, derivato dai rifiuti organici, come carburante per i mezzi pubblici. Si è posizionato al secondo posto nella provincia di Como e siamo stati contattati per esporlo a Palazzo Italia durante Expo 2015.

L'articolo di giornale del 2° posto al concorso IdeaImpresa
L’articolo di giornale del 2° posto al concorso IdeaImpresa

Gli studi universitari

Nel settembre dello stesso anno, Federico decide di iscriversi ad Ingegneria Informatica al Politecnico di Milano, proseguendo gli studi poi con il percorso di Informatica all’Università Bicocca

Al momento sto ancora studiando. Durante questo periodo di coronavirus le sessioni degli esami universitari sono bloccate e sto aspettando che le riabilitino. Ad ogni modo, lavoro e studio contemporaneamente senza grossi problemi.

Esperienze lavorative

Destreggiarsi tra studio e lavoro, per Federico, non è una novità. 

In realtà, ho iniziato a lavorare già dalle scuole superiori. In quinta superiore ho potuto lavorare ad un progetto per un’azienda del Comasco che è stato oggetto della mia discussione di tesi della maturità. Il progetto riguardava una dashboard utilizzata per gestire le fasi di lavorazione di prodotti chimici. Oltre a dare le informazioni sulle tempistiche con cui le varie lavorazioni venivano portate a termine, la dashboard sviluppata forniva le informazioni sul rendimento del singolo operaio attivo nella fase di lavorazione. Questo progetto mi ha coinvolto per circa 4-5 mesi. Ho continuato, poi, a collaborare con questa azienda anche dopo il diploma, per circa un anno e mezzo. In seguito l’azienda è stata chiusa ed è quindi terminata la nostra collaborazione.

Dopo questa prima esperienza lavorativa, Federico decide per qualche anno di dedicarsi esclusivamento agli studi. Continua a svolgere qualche attività saltuaria, come professionista del settore. Gli viene commissionata in seguito anche una app per Android e iOS per gestire le ordinazioni di una pizzeria. 

Arrivo in MOLO17

Cercando online nuove opportunità lavorative nel 2017, Federico intercetta l’annuncio di MOLO17. Due settimane dopo aver inviato il cv, viene contattato per il primo colloquio online. Nel novembre dello stesso anno entra a far parte ufficialmente del team di MOLO17, lavorando da remoto.

2017 - Team MOLO17
2017 – Team MOLO17

Progetti

Federico, dopo un periodo di aggiornamento, è stato subito inserito nel progetto, coordinato da Matteo Sist,  per un noto gruppo bancario. Nel team inizia a collaborare con Damiano Giusti e Francesco Furlan, allocati anche loro su quella attività.

Mi sono occupato della parte di Android, sia dell’interfaccia grafica, sia della gestione dei dati. Ho avuto modo di lavorare direttamente anche con il cliente. Grazie a questo progetto ho potuto conoscere e approfondire meglio il linguaggio Kotlin.

In seguito, Federico viene assegnato a diversi progetti importanti per l’azienda. Sviluppa applicazioni con il team di Sisal e con una nota società che si occupa di servizi di Stream TV. Attualmente sta lavorando su applicazioni per l’ambito sanitario e in stretta collaborazione con il resto del team di MOLO17. 

In entrambi i progetti il mio ruolo è stato quello di scrivere codice per Android. In Sisal ho, invece, avuto modo anche di scrivere del codice per iOS. Il progetto era basato su una tecnologia multipiattaforma, che utilizzava il linguaggio JavaScript e React Native.

Talk sulla tecnologia di React Native

Nel 2019, sono intervenuto con il talk React Native – A Native Developer Point of View all’incontro FVG Devs, per parlare della differenza tra lo sviluppo con la tecnologia di React Native e lo sviluppo con tecnologie Native Android. Da questo intervento è stato tratto anche l’articolo del nostro blog.

  • Federico Monti al FVG Devs
  • Federico Monti durante il talk

Federico, infatti, è uno degli autori del blog MOLO17. Oltre alla pubblicazione su React, ha sviluppato anche un altro approfondimento sulla tecnologia Gradle e una mini serie su Firebase – Parte 1 e Parte 2.

Formazione continua di Federico Monti

2018 - Federico Monti
2018 – Federico Monti

In MOLO17, ad oggi, Federico ricopre il ruolo di Software Engineer. Specializzato in sviluppo Android, continua ad aggiornarsi, ampliando le sue competenze nel settore e anche in altri ambiti.

Certificazioni Google e Kotlin

Durante lo scorso dicembre, ho ottenuto la certificazione di Associate Android Developer con Kotlin, ma non è la sola.

In realtà è la quarta certificazione specialistica che Federico ha conseguito sino ad oggi.

Nel 2017 ho trovato un articolo su un sito che parlava di una borsa di studio europea di Google, in collaborazione con Udacity. Google metteva a disposizione 10.000 borse di studio per svolgere diversi percorsi di formazione, tra cui anche un corso avanzato di Android con linguaggio Java. Mi sono iscritto per poterne vincere una, mi sono qualificato e sono stato scelto per il corso.

Uno tra i 10 migliori sviluppatori in Europa secondo Google

Dopo aver sostenuto l’esame di certificazione come Associate Android Developer, riconosciuta a livello internazionale, sono stato ricontattato da Google che mi ha comunicato di essermi qualificato tra i 10 migliori sviluppatori Android in Europa. Mi hanno offerto così di partecipare al GDD, Google Developer Day. Il GDD è la convention europea di due giorni di talk per sviluppatori che lavorano sulle piattaforme di Google, in particolare con Android, che si è tenuta a Cracovia nel 2017.
Questa è stata un’occasione di incontro e confronto con i professionisti del mondo Google. Oltre a questo invito, mi hanno offerto un’altra borsa di studio per un corso avanzato per Android, l’Android Developer Nanodegree. A distanza di pochi mesi ho ottenuto ben due certificazioni Google per sviluppatori Android.

Infine nel gennaio 2020 Federico consegue un’altra certificazione Google, in Digital Marketing, un ambito per lui tutto nuovo.

  • 2017 - Certificato Google AAD Java
  • 2017 - Certificato Android developer -Nanodegree
  • 2019 - Certificato AAD-Kotlin
  • 2020 - Certificato Google Digital Marketing

Penso sempre che continuare ad espandere le proprie conoscenze sia il modo migliore per crescere, anche in campi che potrebbero non interessarti. Non si sa mai che quello che abbiamo imparato possa tornarci utile in futuro.

Lavoro da remoto secondo Federico

Federico è stato il primo membro del team MOLO17 a lavorare in smart working al 100%. Come mai ha scelto di lavorare da remoto? Ecco la risposta di Federico. 

Ero alla ricerca di un lavoro che mi desse continuità, che fosse fuori dalla mia routine di studio. Trovare questo lavoro mi ha aiutato anche a distrarmi. In realtà non avevo preferenze, però quando Daniele mi offrì questa possibilità, l’ho trovata una soluzione compatibile alle mie esigenze. Se avessi dovuto lavorare in sede, avrei dovuto trasferirmi di regione e sarebbe stato insostenibile, anche solo per seguire l’università. Le prime settimane di affiancamento sono stato comunque a Pordenone, anche per conoscere i colleghi e organizzare il lavoro.

Pro e contro del lavoro in smart working

Il pro dello smart working è sicuramento la possibilità di lavorare ovunque si voglia, e quindi anche da casa. Si tratta di una questione di abitudine. Anche in questo periodo di emergenza, il mio mood di lavoro non è cambiato, perché rientra nella mia routine di tutti i giorni. Il contro, effettivamente, è che manca il contatto umano che ci può essere in una sede fisica. Non puoi certo fare la pausa caffè alle macchinette con i colleghi o scambiare quattro chiacchiere di persona. La comunicazione passa tramite chat o videochiamate. Dipende poi anche dal rapporto che si instaura con i colleghi. Nel mio team attuale, con Matteo, Damiano e Michelangelo mi sono trovato subito bene e mi hanno fatto sentire a mio agio.

Federico Monti oltre MOLO17

Federico è un ragazzo molto attivo, non è un tipo al quale piace stare fermo. Prima di iniziare l’università giocava a tennis a livello pre-agonistico. Poi, per gli impegni universitari ha dovuto accantonare gli allenamenti intensivi, anche se ancora oggi la sua passione è viva.
Tra l’altro, non solo tennis, fra i suoi sport preferiti, si allenava anche in atletica.

La passione per il tennis non è mai svanita. Molto spesso guardo le partite alla televisione. Il mio tennista preferito è Roger Federer.

  • Federico mentre gioca a tennis
  • Federico in palestra che solleva pesi

Oggi, oltre a qualche partita in amicizia a tennis, Federico si dedica alla palestra e segue anche le lezioni di workout in remoto di MOLO17: #iomimettoinmolo17. Ad ogni modo, Federico tiene in allenamento non solo il corpo ma anche la mente. 

Ho dei progetti personali attivi, sempre relativi allo sviluppo di applicazioni. Ho sviluppato una app per il lettore musicale, che si chiama Mood Beats, pubblicata sul Play Store.
Attualmente sto lavorando ad altre due applicazioni, che sono al momento top secret. 

App Mood Beats Music Player
App Mood Beats Music Player

A Federico piace anche viaggiare, ascoltare musica e soprattutto uscire con gli amici. Fare serate fuori e tornare alla mattina in orari improbabili: a Federico piace molto divertirsi in compagnia, quando può! 

Tra 5 anni

Nel prossimo futuro Federico non pensa che, a livello personale, cambierà molto la sua vita, perché sta continuando a coltivare le sue passioni e i suoi hobby ed è felice. A livello lavorativo è pronto per lavorare in nuovi progetti e svolgere nuove esperienze per maturare come professionista. Sicuramente non si fermerà con la sua voglia irrefrenabile di imparare e migliorarsi.

Conclusione

Voglio ringraziare Daniele per l’opportunità e l’avventura che mi ha permesso di intraprendere in MOLO17.  Un grande grazie ai miei colleghi che, anche a distanza, mi hanno aiutato a crescere e coinvolto in tutte le attività e dinamiche aziendali, anche se fisicamente non sono lì con loro.

Grazie a te, Federico, di far parte del nostro team. Dopo il lockdown, ci vedremo presto al prossimo evento aziendale. 

  • M17 Driving Day 2019
  • Federico e il collega Damiano Giusti
  • Team MOLO17 in trasferta a Milano
  • 2019 - Cena d'estate

Curioso di sapere quale sia il prossimo protagonista del capitolo 14 della rubrica Human Code? Nel frattempo puoi rileggere la serie qui.

SolidALI: la nuova app MOLO17 dei buoni spesa del Comune di S. Vito PN

Made by MOLO17, SolidALI è la nuova web app che utilizza i QR Code per gestire i buoni spesa, durante l’emergenza Coronavirus. L’applicazione è stata sviluppata per e in collaborazione con il Comune di San Vito al Tagliamento (PN).

L'app SolidALI del Comune di San Vito al Tagliamento (PN)
L’app SolidALI del Comune di San Vito al Tagliamento (PN)

SolidALI – solidali.app

A fronte delle nuove misure urgenti di solidarietà alimentare a favore dei Comuni e dei cittadini italiani decise dal Governo, sono stati resi disponibili i cosiddetti buoni spesa. I buoni spesa per generi alimentari e prodotti di prima necessità sono riservati ai soggetti residenti nel Comune, che si trovino nella situazione di grave bisogno per soddisfare le necessità più urgenti ed essenziali. Per ogni nucleo familiare si potrà presentare una sola domanda.

Come poterli gestire, però, senza troppe complessità? Come evitare il rischio di trasmissione del virus anche attraverso contatti e materiali, come la carta?

Nasce così il progetto congiunto del Comune di San Vito e di MOLO17 volto alla creazione di una web app facile da usare per l’amministrazione comunale, i cittadini e gli esercenti. L’app è stata realizzata per rispondere all’esigenza dell’Ufficio Transizione Digitale del Comune di San Vito al Tagliamento, che ringraziamo per il ruolo chiave e fondamentale avuto in questo progetto.
SolidALI (solidali.molo17.com) è l’applicazione online che, grazie ai QR Code, ti permette di usare i buoni spesa direttamente dal tuo smartphone, tablet o di monitorarli dal pc di casa. 

Come funziona? 

Per la gestione e la fruizione dei buoni spesa, tutti i Comuni vengono dotati di una piattaforma web che autorizza e gestisce gli importi, consentendo ai richiedenti di effettuare la spesa presso gli esercenti convenzionati e agli esercenti di contabilizzare i movimenti e il credito verso il Comune.

App web SolidALI - schermata home
App web SolidALI – schermata home

Attraverso la specifica interfaccia web di SolidALI, gli Uffici Comunali possono caricare il valore dei buoni spesa ai cittadini aventi diritto e che ne hanno fatto richiesta, creando per ciascuno di loro un account personale.

Il cittadino dovrà solo scaricare e accedere all’app con le credenziali ricevute dal Comune per entrare in possesso dei buoni spesa. Non gli resterà quindi che recarsi nei supermercati o negli alimentari convenzionati e mostrare al momento del pagamento il QR Code generato da SolidALI al cassiere.

SolidALI - Riepilogo spese
SolidALI – Riepilogo spese

L’esercente, dotato a sua volta dell’interfaccia SolidALI sul proprio smartphone, scalerà il credito dell’importo semplicemente scansionando il QR Code e la spesa effettuata sarà registrata nel database dell’app. Il Comune riceverà, poi, i dati in entrata e in uscita inviati dagli esercenti, direttamente nell’interfaccia web. 

Perché scegliere l’app SolidALI

SolidALI permette di usare e monitorare i buoni spesa in tutta sicurezza per la salute, in assoluto rispetto delle disposizioni di legge e della privacy.
Utilizzare l’applicazione web di MOLO17 significa evitare il potenziale rischio di contagio, senza lo scambio fisico dei buoni cartacei ed è anche una proposta “ecologica”, perché riduce a zero lo spreco di carta. 

SolidALI: già attiva per il Comune di San Vito al Tagliamento

La soluzione app di MOLO17 è in fase di valutazione in diversi Comuni del Friuli Venezia Giulia ed è disponibile online dal 22 aprile 2020. In primis, è stata attivata proprio nel Comune di San Vito al Tagliamento, che ha creduto fin da subito nel progetto e che ringraziamo per la collaborazione. 

SolidALI è l’app web dei buoni spesa “senza carta” ma con le ali, vicina ai Comuni, ai cittadini e agli esercenti in questo momento difficile. 

Rassegna stampa

Gli articoli correlati della stampa:

HUMAN CODE – CAPITOLO 12: Gabriele Nardi

Il dodicesimo capitolo della rubrica Human Code è dedicato a Gabriele Nardi, Software Engineer, classe ’92. Ad essere intervistato in video-chiamata è l’uomo-Bluetooth per eccellenza e il cuoco provetto di MOLO17, protagonista di questo articolo. 

Gabriele Nardi seduto alla sua scrivania con il mac e due maxi monitor
Oggi – Gabriele Nardi

Le origini di Gabriele Nardi

Sono sempre stato fedele a me stesso. In altre parole, fin da piccolo avevo già le idee chiare su cosa avrei fatto. Da grande, avrei sempre voluto lavorare con il computer e l’elettronica.

Gabriele da bambino
Gabriele da bambino

Gabriele vive a Castions delle Mura, un piccolo paesino friulano. Frequenta il liceo scientifico sperimentale PNI, dove apprende le basi dell’informatica. Preso il diploma, Gabriele però tentenna sulla strada da intraprendere. 

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Video presentazione

Durante quegli anni avevo scoperto anche la fisica e chimica, che come materie mi erano piaciute davvero molto. Ero, quindi, un po’ indeciso alla fine tra fisica, chimica ed informatica.

L’università 

Alla fine per Gabriele prevale l’interesse per l’informatica, come aveva già deciso da bambino.

Su questa scelta mi ha spinto mio zio. Lui è docente e ricercatore della facoltà di Biotecnologie in un’università inglese. Per le sue ricerche si è servito dell’informatica per fare delle previsioni e dei grafici, relativi alle sue ricerche. Così mi sono iscritto nel 2012 alla facoltà di Informatica all’Università degli Studi di Udine. Le mie aspettative, però, sono rimaste disattese. Durante i corsi ho trovato troppa teoria sugli argomenti ed io cercavo un corso più pratico e tecnico. Ho trovato anche tanta matematica, come alle superiori. Tutto questo mi ha portato a cambiare i miei piani.

Nel 2015, quasi al terzo anno, Gabriele decide di lasciare gli studi universitari e prende in considerazione, come alternativa, un corso biennale all’ITS Kennedy a Pordenone.

Corso biennale TSAM – ITS Kennedy

Il corso biennale in questione è il TSAM – Tecnico Superiore per i metodi e le tecnologie per lo sviluppo di sistemi software: Sviluppo Mobile Devices.

L’ho scoperto perché, quando stavo per immatricolarmi, l’ITS Kennedy mi aveva mandato una lettera informativa a riguardo. All’epoca l’avevo ignorata perché avevo preso la decisione di andare all’università. Qualche anno dopo, proprio in quel periodo l’ho ripresa in mano e l’ho considerata l’opportunità giusta per me. E allora mi sono detto: “Perché non provare questo corso di sviluppo mobile?”.
Lo consiglio, mi sono trovato molto bene, perché ha un approccio più tecnico e pratico. Nella mia classe ho conosciuto anche il mio futuro collega Damiano Giusti.

  • Esame finale di Gabriele Nardi all'ITS
  • Giorno del diploma del corso TSAM

Sarà proprio lui a suggerire Gabriele, per una posizione aperta di programmatore, a Daniele Angeli, durante un recruiting di MOLO17.

App Sagrando

Durante uno stage del corso mi sono occupato del progetto di sviluppo di un’app eliminacode per una festa di paese. La sua funzione era di gestire le code e numerare le ordinazioni. Quando arrivava il tuo turno, arrivava una notifica sul telefono e sapevi che ti sarebbe arrivato il cibo al tavolo. L’avevamo chiamata Sagrando. Il feedback ricevuto è stato molto positivo.

  • App Sagrando - prenotazione
  • App Sagrando - numero ordinazione e messaggio coda
  • App Sagrando - preparazione dell'ordine

Arrivo in MOLO17 di Gabriele Nardi

Dopo il diploma del corso biennale, Gabriele viene contattato ben presto da MOLO17. Entra a far parte del team nell’ottobre 2017, come iOS developer.

2017 - MOLO17 Team
2017 – MOLO17 Team

Primo progetto

In primis, mi sono occupato di un’app che si integrava con il gestionale che aveva sviluppato sempre MOLO17. È stata una un’ottima palestra, perché mi sono cimentato con tecnologie che non si vedono spesso nelle app classiche, come deep Linking dal web e la realtà aumentata. Quindi grazie a questo progetto sono venuto in contatto con diversi ambiti di sviluppo app, anche molto particolari. Ad esempio ho potuto lavorare con i beacon Bluetooth.

Altri progetti 

Gabriele ha orgogliosamente partecipato ad un progetto che consisteva nella realizzazione di una maglietta con dei sensori che monitorava diversi valori, come la pressione del sangue e il battito cardiaco. Nello specifico si è occupato, assieme ad un altro collega, dell’integrazione Bluetooth tra l’app e la maglietta.

Ho collaborato e collaboro con Matteo Sist per i progetti di MobileBridge, la sister company di MOLO17. Tra questi ho dato il mio supporto anche su TwinForce. Twinforce è app lean per la gestione del personale, human-friendly, che si integra con i sistemi ERP, MES e CRM.
Nell’ultimo anno, poi, ho avuto modo di essere affiancato e lavorare a stretto contatto con il collega Giovanni Trezzi. Giovanni mi ha aiutato a maturare nel settore. Mi ha insegnato un nuovo approccio al lavoro e una nuova metodologia. È veramente stimolante avere un collega così in azienda. Aiutarsi professionalmente a vicenda, questo è lo spirito di MOLO17.

Ruolo di Gabriele Nardi in MOLO17

Gabriele, come anticipato, è un Software Engineer, in particolare si dedica alla parte iOS. Segue lo sviluppo di applicazioni per iPhone e iPad, per il momento soprattutto per il lato business.
Da poco è anche autore di articoli tecnici sul blog di MOLO17. 

Proprio un paio di settimane fa, ho scritto un articolo che riguarda Couchbase Peer-to-Peer. Si tratta di una particolare componente di Couchbase, che consente la replica dei dati di un database ad un altro. Il vantaggio del Peer-to-Peer di Couchbase è che non è necessaria una rete internet. I due dispositivi interagiscono tramite Bluetooth o WiFi per scambiarsi informazioni.

Primo piano di Gabriele Nardi
2018 – Gabriele Nardi, Software Engineer

L’uomo del bluetooth

In azienda, infatti, Gabriele è ormai considerato “l’uomo-Bluetooth”. Questo perché, da anni, lavora quasi esclusivamente con questa tecnologia in diversi progetti rilevanti.

Gabriele Nardi oltre MOLO17

Si definisce un ragazzo tranquillo e generoso. Tra le sue passioni, troviamo anche la cucina.
Il team di MOLO17 ha già provato il suo fantastico tiramisù, approvato a pieni voti da tutti. 

Cuoco provetto

Me la cavo a cucinare. Non sono uno chef, ma diciamo che alcuni piatti mi vengono bene. I miei pezzi forti sono il tiramisù e la carne di qualsiasi tipo. Di recente ad esempio ho fatto della lonza con un po’ di curry e pepe, piatto molto riuscito. Anche la carbonara mi riesce bene.

  • Carbonara by Gabriele
  • Tiramisù di Gabriele
  • Costicine alla griglia
  • Pizza all'ananas e prosciutto cotto
  • Torta di mele

Basket e giochi di logica

A Gabriele piace giocare con i videogiochi, ma non disdegna neanche lo sport fisico, ma logico

Gabriele e la sua squadra di basket
Gabriele e la sua squadra di basket

Gioco a basket. In generale mi piacciono gli sport dove c’è impegno a livello cognitivo. Il basket Infatti gioca molto sul prevedere le mosse dell’avversario e bisogna saperle interpretare per reagire di conseguenza. Per questo mi piace, è un gioco molto di testa.

Giochi di logica a go go. Gabriele è un appassionato di indovinelli e rompicapi. In casa sua non può mancare la settimana enigmistica e il cubo di Rubik. Tra l’altro ne ha anche uno sulla scrivania del suo ufficio. 

Durante il periodo COVID-19

In questo periodo, tutto il team di MOLO17, compreso Gabriele, sta lavorando in smart working per rispettare le normative nazionali dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Come tutti, anche Gabriele deve adattare il proprio tempo libero entro le mura domestiche. 
Convive da ormai un anno con la sua ragazza, Amanda. Hanno due gatti, Kuzco e Bacon.

Gabriele e i suoi gatti

Sono fiducioso, tutto procede bene. Soprattutto con il lavoro.

Lo smart working secondo Gabriele Nardi

Il lavoro in smart working di MOLO17 funziona. L’azienda era già preparata. Quasi tutti avevano già provato a lavorare da casa altre volte, ma mai per un periodo così lungo. Chiaramente i contatti umani vengono meno. Manca il rivedere ogni giorno i colleghi in ufficio, anche se siamo tutti in contatto. Ad ogni modo, operativamente riusciamo, con tranquillità, a svolgere tutte le nostre funzioni.

Tra 5 anni

Gabriele è abbastanza concreto e non ha sogni irraggiungibili. Vive semplicemente giorno per giorno. 

In MOLO17 mi sono sempre trovato bene. Ho sempre avuto sogni molto realistici, nel senso che mi pongo obiettivi raggiungibili. So cosa mi fa stare bene e voglio continuare a farlo.

Conclusione 

Ringrazio il team di MOLO17, The Harbor e MobileBridge perché tutti loro contribuiscono a creare un bel clima aziendale. Vi ringrazio per questo.

2019 - Team MOLO17
2019 – Team MOLO17, The Harbor & MobileBridge

Ti sei perso gli ultimi capitoli della rubrica? Leggi degli altri protagonisti di MOLO17 qui.

HUMAN CODE – CAPITOLO 11: Marco Cosatto

Marco Cosatto è protagonista del capitolo 11 della rubrica Human Code. Classe 1983, Marco è il DevSecOps Lead di MOLO17 e, non solo. 

Poliedrico, con un’esperienza unica in ambito informatico e da tecnico di radiologia medica, è uno dei professionisti di livello senior team.

Marco Cosatto in MOLO17
2020 – Marco Cosatto oggi

Marco Cosatto: le origini

Sebbene io non sia un nativo digitale, in realtà lo sono lo stesso. Mio padre si è sempre occupato per lavoro di informatica, è un ingegnere civile. Ho avuto contatti con i primi personal computer già all’inizio degli anni ‘80. Quindi i primi computer dai Commodore 64 agli m24 Olivetti sono tutti passati per casa mia. Ho imparato anche a leggere e scrivere su un Commodore 64, tant’è che la mia scrittura normale è assolutamente da gallinaccio. Questo perché per me è un gesto totalmente innaturale.

  • Marco Cosatto kid
  • Commodore 64
  • m24 Olivetti
  • Marco Commodore Amiga 500 Plus

Le scuole

Alle elementari, un altro aneddoto interessante, mi ero appassionato alla realtà virtuale. All’epoca costruivo già sistemi ottici per poter montare schermi sul capo, costruire di fatto in casa dei caschi virtuali. Una volta ero riuscito a costruire un sistema ottico, che funzionava un po’ come un cardboard di Google, al quale avevo montato un Game Gear all’interno. Era una console portatile all’interno della Sega Master System.
Il Game Gear assomiglia a una PSP con un schermo più piccolo e molto più pesante. Lo avevo montato sul capo e lo avevo usato come un visore, visto che aveva una funzionalità simile a TV Tuner che ti consentiva di guardare la TV analogica. Al posto della cartuccia di gioco avevo messo quella del TV Tuner, e l’avevo collegato al computer tramite un convertitore VGA/PAL, così poi da mandare le immagini del computer su questo schermo.

Marco decide fin da subito, dopo le scuole dell’obbligo, di studiare al liceo classico.

Ho preferito gli studi classici perché la parte tecnologica me la studiavo per conto mio. La mia scelta è stata il liceo classico, indirizzo matematico, a Cividale. Ho sempre avuto un maggior rispetto per la formazione classica rispetto a quella tecnica.

Marco e il suo laptop
Marco Cosatto con il suo laptop

Marco che studente era a scuola? Era uno studente sempre annoiato, sempre in cerca di altro.

Le scuole le ho trovate fortemente noiose. Non vorrei che sembrasse una cosa estremamente spocchiosa da parte mia, ma ho iniziato ad annoiarmi alle elementari. Ero considerato una specie di enfant prodige e quindi tutto quello che si a fa scuola, tendenzialmente io lo avevo già imparato a casa. Io e i miei genitori, facevamo conversazione in inglese prima che andassi all’asilo. Mia madre ha fatto tutta la vita l’insegnante di storia, italiano e storia dell’arte. Per cui alla fine tutta la parte umanistica l’ho preparata con lei. Peraltro aveva un ricordo ancora fortissimo di greco e latino, come se dovesse fare il compito in classe domani. Quindi è sempre stata lei la mia prima insegnante. Tanto sapere viene da lei, quanto la parte scientifica-tecnica sicuramente l’ho appresa da mio padre, che aveva anche una forte passione per la storia. I miei genitori, delle volte, avevano delle discussioni molto accese per le interpretazioni dei periodi storici.

La casa di famiglia

Un contesto familiare culturalmente vivace dunque. Friulano doc, Marco Cosatto vive a Passons di Udine, a dieci minuti, racconta, dall’ospedale dove è nato, e dove oggi vive con la sua famiglia.

Io vivo in una grande casa, la casa della famiglia dal 1912. Eravamo in sei: io, i miei genitori, mio nonno paterno e mia nonna paterna e la sorella di mio padre, che poi si è sposata. Mio nonno è morto presto, purtroppo, ero alle elementari, ma ho avuto modo di imparare da lui la parte di manualità. Viene da lui, la mia abilità di aggiustare le cose per diagnosticare cosa non va e la meccanica. Lui era fondamentalmente come MacGyver. Era una cosa incredibile, se rompevo un giocattolo, quando tornavo a casa dall’asilo, lo trovavo aggiustato.
Mia nonna è stata una sarta, anche di lei ho ricordi molto vividi. Da lei ho imparato tante cose, pur essendo stato molto piccolo, proprio perché ero molto più sveglio di testa da bambino che adesso, probabilmente. Ho insegnato a mia mamma ad usare la macchina da cucire solo perché ho visto mia nonna lavorarci tutte le mattine. Questo per dire che il mio nucleo familiare mi ha dato tanto ed era ricco di stimoli, molti di più di quelli che ho poi trovato all’interno della sfera scolastica.

  • Foto Marco casa famiglia
  • Casa di Marco
  • Marco con suo nonno

Studi Universitari

Dopo il diploma, decide di proseguire gli studi andando all’università.

All’epoca ho provato diverse facoltà, perché ero molto poliedrico e già molti interessi. All’inizio mi sono iscritto a Giurisprudenza a Udine nel 2002. In seguito ho cambiato facoltà, studiando informatica per un’anno e mezzo. Poi iniziando qualche lavoretto da freelancer informatico, grazie a contratti a progetto, ho deciso di lasciare gli studi. Ho sempre continuato però in privato la mia formazione professionale.

Esperienze lavorative di Marco

In seguito tra il 2006 e il 2007 mi sono trasferito e sono andato a lavorare in uno studio legale a Trento, in qualità di tecnico informatico e sistemista. Mi occupavo dei server, dei PC client, dei fornitori IT e problemi tecnologici di varia natura. Tornavo in Friuli nel weekend per vedere gli amici. Avrei stretto più avanti amicizie a Trento ma per una diversa via, grazie ai giochi online.

Nel 2008 Marco Cosatto torna in patria e vuole affermarsi come professionista del settore, decidendo di aprire, non subito, la partita iva.

Ho trovato il mio ruolo nel mercato del lavoro come consulente. Ero conosciuto come colui che risolve i casi difficili e “sfidanti”.

La svolta di Marco Cosatto

Poi è successa è una cosa: ho preso un cane, Nemo.
Quel cane purtroppo ha avuto un problema. Un giorno, salendo su un muretto, di punto in bianco si è accasciato a terra urlando, ed ha perso l’uso delle zampe posteriori. Ho richiesto un’indagine radiologica per sapere cosa poteva essergli successo. I Golden Retriever geneticamente sono predisposti per contrarre la displasia dell’anca, ma era comunque strano. In questo caso Nemo però aveva perso completamente la sensibilità delle zampe posteriori. Grazie poi ad una cura veterinaria di cortisone ha ripreso buona parte delle mobilità posteriore.

E questo come si collega alla sua carriera? In quell’occasione Marco scopre quanto l’informatica è collegata alla radio diagnostica, grazie ai raggi fatti al suo cane nell’ambulatorio veterinario.

In quell’occasione ho scoperto quanto l’informatica è collegata alla radio diagnostica. Mi sono poi informato, tramite amici di famiglia collegati con l’università di Udine, cosa si potesse studiare che avesse come collegamento l’informatica e la radiologia. Computer e sanità sono interrelati più di quanto mi aspettassi, così ho avuto lo spunto per prendere la laurea che non avevo mai conseguito.

Di fatto Marco deve ringraziare Nemo per la sua laurea. La bomboniera di laurea? Un mini radiogramma dell’anca del suo cane e i confetti rossi. Nemo è anche comparso nella sua tesi di laurea come esempio di caso radiologico.

  • Marco e Nemo
  • Nemo Marco
  • Bomboniera di laurea
  • XRay Nemo

Laurea in Tecniche di Radiologia Medica, per Immagini e Radioterapia

Tornando però un passo indietro, Marco ritorna a studiare nel 2011, questa volta quindi alla facoltà di Tecniche di Radiologia Medica, per Immagini e Radioterapia a Udine.

Mi è piaciuto molto questo percorso. Rispetto alla vita di un consulente, è una vita diversa, a cavallo tra un militare e uno studioso. Nelle sessioni di esami facevi in contemporanea i tirocini. Tra il primo e il terzo anno ho svolto tirocini in diversi ospedali: all’Ospedale di Udine e San Vito, all’Ospedale Civile di Pordenone e al Cro di Aviano.

Tesi di laurea

Nel 2015 Marco si laurea ufficialmente con una tesi costruita su un tipico strumento che si usa per la formazione on-line in ambito radiologico.

Uno degli scopi del tecnico di radiologia è anche quello di organizzare i corsi di laurea e di diffondere la conoscenza sanitaria. Era dunque legata anche alla formazione dei futuri tecnici. Quindi quello che avevo pensato per l’Università di Udine, era una serie di strumenti che consentissero la gestione del corso in modalità ibrida. Prevedeva una formazione frontale parziale on-line tramite l’utilizzo di chat e di altri strumenti di integrazione e di gamification, aumentando engagement degli studenti del corso.

  • Laurea Marco Cosatto
  • Laurea Marco
  • Laurea Marco

Marco Cosatto viene anche citato tra i ringraziamenti in una ricerca universitaria pubblicata da alcuni suoi docenti.

Ho avuto anche i ringraziamenti su una rivista di matematica clinica da parte di due miei professori, per la realizzazione di un wrapper in php per i loro calcoli in Matlab. Essenzialmente era un’interfaccia grafica al motore che aveva scritto uno dei due professori, autori di questo articolo. L’interfaccia era funzionale a dimostrare che la loro tesi, che utilizzava la logica Fuzzy, era utile per valutare le performance del medico radiologo.

Il ritorno di fiamma con l’informatica

Dopo la laurea, la carriera di Marco sembra ritrovare una vecchia strada: ritorna alla sua vecchia passione, l’informatica.

Avrei dovuto provare dei concorsi e cercare di entrare in ambito radiologico, invece no. Tra un tutor e l’altro, alla fine mi sono costruito un portafoglio clienti di nuovo in ambito informatico. Successivamente, una delle aziende per cui lavoravo allora come consulente, mi ha fatto così conoscere MOLO17, che era stata ingaggiata sullo stesso progetto. Con il passaparola, anche grazie ai miei tutor, sono arrivato fino a qui.

Arrivo in MOLO17 di Marco Cosatto

Mi ricordo la prima call che ho fatto con MOLO17 nel 2018: c’erano Daniele Angeli, Francesco Furlan e Mattia Fioraso. L’azienda si era presentata come fornitore per il software del progetto, il mio ruolo invece era quello di progettazione dell’infrastruttura.
MOLO17 ha iniziato poi a commissionarmi dei lavori e poi Daniele mi ha chiesto cosa volessi fare in futuro.
E io gli ho detto: “Sediamoci e parliamone”.

2018 - Marco Cosatto
2018 – Marco Cosatto

Marco Cosatto inizia così a lavorare ufficialmente in MOLO17 nel gennaio del 2018.

Mi sono subito innamorato di MOLO17. L’azienda che ho conosciuto è un’azienda che lavora bene, che è un’eccezione e un’eccellenza nel contesto informatico italiano. Bello perché ha attenzione alla qualità, che non c’è normalmente. Investe in nuove tecniche e tecnologie, piuttosto che di rimanere statica su quelle classiche. C’è innovazione e umanità. Più che come un’azienda, mi pareva fosse gestita come uno studio di professionisti, nonostante tutti fossero dipendenti.

Progetti

Il primo progetto è stato di IoT in Canada. Abbiamo lavorato, spedendo in Canada delle macchine di partner di MOLO17 per l’hardware IoT industriale, su una nuova linea di produzione della società Vision Group. Vision Group è un fornitore di estrusi di plastica che stava progettando la sua nuova linea di produzione, parte di un progetto di ben 300 nuove linee. All’epoca avevamo iniziato fin da subito a collaborare in qualità di esperti anche con TÜV NORD, per le certificazioni in ambito cyber security relativa ai dispositivi per il mondo IoT industriale.

Marco al Vision Garden
Marco Cosatto al Vision Garden

Oggi Marco Cosatto in MOLO17 è Lead DevSecOps. Si occupa delle integrazioni, delle infrastrutture Cloud, della continous integrations, delle catene di sviluppo e di deployment negli ambienti di produzione e di test degli applicativi sviluppati da MOLO17.

Oltre alla gestione, mi sono occupato anche della progettazione e della creazione di infrastrutture Cloud, con tool automatici, che consentono di rendere sempre riproducibile ogni lavoro. Tutto questo per evitare l’errore umano e rendere più automatizzato il flusso che porta dalla scrittura del codice. Un po’ come nell’ambito sanitario. La sanità ha imparato la gestione del rischio e i relativi paradigmi dall’aeronautica, copiando ad esempio il concetto di check list degli aerei.
Ci sono delle azioni da cui non c’è ritorno e il rischio è massimo, come durante il decollo in aereo. Se non hai fatto tutto da protocollo per andare in quota e se non hai quello che ti serve per scendere, c’è un problema non più risolvibile. La stessa cosa succede quando fai certe procedure sul paziente. Ho sempre pensato che sarebbe una grandiosa conquista se, come la Sanità ha imparato dall’Aeronautica, l’informatica imparasse dalla sanità.

Esperto e docente di cyber security

Al momento in merito alla cyber security, Marco sta proseguendo la collaborazione in qualità anche di docente con TÜV NORD.

2019 - Corso IEC 62443, Giovanni Trezzi e Marco Cosatto
2019 – Corso IEC 62443

Siamo partner tecnologici di TÜV NORD per la normativa IEC 62443.
La IEC 62443 è una normativa di cyber security, votata a quello che è l’ambito dell’industria 4.0. All’interno di questo contesto, per fermare i deployment “selvaggi” negli ultimi anni per raccogliere dati delle macchine industriali, è stata promulgata questa normativa di richiesta certificazione.
Questa certificazione indica quali sono le best practices nel creare un’infrastruttura informatica all’interno di plant industriali. Mi sono occupato degli assessment, dall’area di produzione fino ad arrivare all’interconnessione con la parte ufficio, in sede di certificazione e di gap assessment. MOLO17 fornisce servizi di consulenza in qualità di esperti di cyber security, a TÜV NORD, garante della normativa ed ente di certificazione di diversi prodotti in ambito industriale.

Il prossimo corso Industria Cyber-Risk Aware, organizzato da TÜV NORD, che vedrà Marco Cosatto come relatore, si terrà mercoledì 18 marzo 2020 a Milano. L’evento sarà dedicato alle aziende 4.0, manager, tecnici e operatori del settore.

Locandina evento con TÜV NORD
Locandina evento con TÜV NORD

Marco Cosatto prosegue:

Prima ancora di iniziare un iter certificativo o dopo averlo affrontato, per esempio per rendere nota o per mantenere la certificazione, teniamo dei corsi che spiegano la normativa nel dettaglio. Ci capita di andare anche in consulenza, anche tramite TÜV NORD e non solo, per delle aziende che hanno subito violazioni o hanno potenzialmente problematiche di sicurezza informatica.

Intervento al Polo Tecnologico Pordenone

Sempre nell’ambito, Marco è stato coinvolto in diversi corsi anche con il Polo Tecnologico di Pordenone. Il suo ultimo intervento è stato all’evento Ufficio 4.0 lo scorso novembre. In merito è uscito anche un articolo dedicato Ufficio 4.0: security and quality life.

Evento Ufficio 4.0 al Polo Tecnologico di Pordenone MOLO17
2019 – Evento Ufficio 4.0 al Polo Tecnologico di Pordenone

Progettazione uffici MOLO17

Sempre parlando di reti aziendali, Marco Cosatto ha collaborato anche alla progettazione e realizzazione delle infrastrutture informatiche e di automazione della nuova sede di MOLO17 a Cordenons. Scopri l’articolo The Lighthouse and the pendulum.

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2019 – Video introduttivo The Lighthouse and the pendulum del blog MOLO17

Avere l’opportunità di progettare tutti i sottosistemi dell’edificio che da lì in poi si occuperà ogni giorno nel proprio lavoro è senz’altro appagante. Molto più simile a quello che ho fatto per casa mia che a quello che negli anni mi è capitato di fare per i miei ex clienti quando ero un libero professionista. Inoltre in quella particolare occasione è stato molto costruttivo lavoro di squadra con i colleghi per portare in produzione quei sottosistemi di cui abbiamo internamente competenza anche a livello di deployment fisico degli apparati e delle tecnologie. Di fatto tutta la parte di networking e building automation, fatta salva la posa dei cavi, è tutto sudore della nostra fronte.

Progetto UniUD

Non solo cyber security e infrastrutture. Come dimostrato, Marco si occupa in azienda di plurimi ambiti, ma in particolare ha potuto investire al 100% le sue conoscenze anche di ambito radiologico per il progetto avviato con l’Università degli Studi di Udine.

Ho avuto modo in MOLO17 di realizzare qualcosa che avevo immaginato durante il mio percorso da tecnico di radiologia. Abbiamo avviato un progetto con UniUD che riguarda un sistema di simulazione 3D in grado di riprodurre l’esperienza che uno tecnico di radiologia ha durante un esame TC. Il nostro software, realizzato in collaborazione con alcuni dei miei ex docenti e relatori di tesi, consente di simulare l’intera procedura. Permette di simulare l’esperienza dall’accoglienza del paziente all’esecuzione dell’esame, con tutto il flusso di utilizzo di una macchina TC simulata. Il software è in grado di mostrare in tempo reale vere immagini radiologiche della tipologia dell’esame, gestione dell’iniettore remoto di mezzo di contrasto e tutti gli altri dettagli dell’esperienza, fino al congedo del paziente al termine della procedura. Un’esperienza quasi reale di grande valore che rappresenta un’innovazione per la formazione universitaria dei tecnici di radiologia. E chissà per quali ulteriori ambiti lo potrà essere!

Marco Cosatto oltre MOLO17

Che dire di Marco? I suoi interessi Marco sono moltissimi. Informatica, chimica, fisica, medicina, fotografia, arte… . Chi ne ha, più ne metta.

Non credo di avere spazio in questa intervista per raccontare tutti i miei hobby e passioni. Spazio dalle materie umanistiche a quelle scientifiche. Non è raro che io passi del tempo scrivendo, tanto quanto tentando di riprodurre esperimenti di fisica. Le persone restano sorprese che si possa riprodurre l’esperimento delle due fenditure in casa.

Rete informatica domestica

Partiamo magari raccontando l’hobby più vicino al suo ambito professionale.

Uno dei miei hobby è in realtà legato ad inventare e costruire nuove soluzioni per la mia vita domestica digitale. Lavorando nel mondo del networking, i prodotti ad uso domestico tendono ad infastidirmi in termini di affidabilità, sicurezza e flessibilità. Come progetto del weekend ricorrente mi dedico allo sviluppo e alla manutenzione della rete domestica. Realizzata con standard professionali di settore, è come fosse un vero e proprio ufficio. Al momento la backbone è fatta di 3 armadi di rete con relativi switch e dispositivi di network di fascia small business o superiore, due di questi armadi di rete sono di semplice diramazione di piano. Tutte le successive tecnologie domotiche / IoT implementate sono a loro volta appoggiate a questo backbone. Negli anni si sono venuti a creare diversi sottosistemi, dai citofoni / apriporta VoIP, fino a un sistema di filodiffusione multiroom per musica lossless. Tutto autocostruito con un peculiare mix di componenti che viaggiano da quelli tipici del mondo dei maker fino a quelli del mondo enterprise.

  • Home Network Marco Cosatto
  • Audio players Marco Cosatto
  • Assemblamento Home Network Marco Cosatto

Da questa sua passione è nata anche la rubrica Building home networks like a pro che potete seguire su questo blog.

Sport e… fotografia

Ex cintura gialla di judo, sciatore e biker provetto, oggi nel tempo libero Marco pratica in particolare tiro con l’arco. Guardando attraverso un mirino diverso, Marco Cosatto ci svela anche di essere un apprezzato fotografo.

  • Marco Cosatto young
  • Marco Cosatto tiro con l'arco
  • Marco Cosatto tiro con l'arco

La passione per la fotografia c’è sempre stata, grazie a mio padre che aveva una camera oscura. Lui si è sempre sviluppato e stampato le foto in casa, come nei film: con la luce rossa, gli acidi e le mollette. Soprattutto il bianco e nero, che richiede temperature meno elevate del colore. Io ho iniziato a fotografare con una macchina quasi giocattolo, una delle prime Polaroid, a 4 anni, circa quando ho imparato ad usare il computer. Quando ho avuto 6-7 mi hanno regalato una Nikkormat, del tutto manuale.

  • Marco kind photography
  • Marco e la mitica Nikkormat
  • Marco Nikon

Con gli anni ho sempre seguito mio padre nelle sue escursioni di street photograph e ho imparato da lui. In realtà quando ho terminato la laurea, ho iniziato a occuparmi di ritratti e mi sono appassionato alla fotografia da studio. Per un periodo ho anche collaborato con un amico, a fare delle foto nei dintorni nella versione dark dell’artista David LaChapelle. Il tutto è anche collegato alla mia laurea di tecnico di radiologia. Fondamentalmente un tubo radiogeno ha molto in comune con il flash di una macchina fotografica!

Marco Cosatto ha anche pubblicato un sito dedicato alla sua fotografia: https://marcocosatto.net/.

Marco Cosatto tra 5 anni

Il prossimo passo? Marco propone per la sua passione con la macchina fotografica di fare in futuro stock photography. Vorrebbe avere magari avere più tempo libero per dedicarsi di nuovo allo sport, che ha lasciato da un po’ di anni. Non si ferma mai: per dire, ha ripreso in mano i libri di giurisprudenza per conquistarsi un’altra laurea.

Tra cinque anni sarò più vecchio. Cinque anni sono lunghi in ambito tecnologico, le nostre previsioni ora sono più di settore dell’azienda, che personali, che diventano la netta conseguenza di quelle aziendali. Sono stato sempre un lupo solitario, penso che un giorno, magari sotto The Harbor, potrei inventare e costruire qualcosa di mio. Vedo solo lavoro al momento nel mio futuro. Potrei ad esempio, magari fare, una società di immagini stock! Ci penseremo.

Conclusione

Marco rivolge ringraziamenti a Daniele e ai colleghi di MOLO17 per avergli fatto vivere finalmente un’esperienza di lavoro in un team permanente e in ufficio.

  • Marco Daniele Angeli MOLO17
  • Marco team MOLO17
  • Marco MOLO17


Chiudiamo dicendo noi una cosa a Marco: un grande grazie.

HUMAN CODE – CAPITOLO 10: Mattia Pettenuzzo

La rubrica Human Code apre l’anno 2020 con il capitolo numero 10: Mattia Pettenuzzo, Software Engineer di MOLO17, è il protagonista di questa irriverente intervista. Ironico e sportivo, ma solo online, Mattia si racconta senza filtri. 

Mattia Pettenuzzo in una delle sale riunioni in MOLO17
Mattia Pettenuzzo – Ph. Marco Cosatto

Che strazio.

Esattamente così inizia l’intervista di Mattia. Come poi ci dimostrerà, si definisce fin da piccolo come una piccola peste. Veneto di nascita, friulano, come si vedrà, di adozione, vive in origine a Tombolo, in provincia di Padova.

Le origini

Sono nato il 10 giugno. Durante le elementari e le medie, la fine della scuola coincideva con il mio compleanno. Tutti i miei compagni festeggiavano la fine della scuola e non me. Ma di feste ne abbiamo fatte parecchie. Ho recuperato alla grande!

Dopo le medie, decide di studiare informatica all’ITT Barsanti di Castelfranco Veneto. 

Avevo le idee abbastanza chiare: passavo quasi tutto il mio tempo sul computer. I miei genitori mi hanno sempre ripreso per questo. Continuavano a ripetermi di dovermi staccare dal pc, ma alla fine è diventato pure il mio lavoro.

L’inizio dell’istituto tecnico, racconta Mattia Pettenuzzo, è stato un po’ duro.

La prima superiore studiavo molto, la scuola si è rivelata più difficile di quanto pensassi. In quell’anno sono stati bocciati tanti miei compagni di classe, ma io sono stato promosso. Il secondo anno, ahimé, sono stato bocciato per tre materie, ma è stata una mezza fortuna. Durante l’estate 2011 è passata la riforma Gelmini che ha stravolto l’insegnamento delle materie, anche nel mio istituto. Il programma di informatica è così cambiato drasticamente e abbiamo avuto l’opportunità di apprendere nozioni di sistemistica, sviluppo Android e iOS, ore che nel vecchio piano formativo non erano previste. Queste materie mi hanno permesso di apprendere conoscenze di base, che mi hanno poi dato lo spunto per dare una direzione al mio futuro.
Il dopo è storia: pensavo di andare a lavorare, però non mi sentivo pronto. Alcuni miei compagni di classe sono andati all’università. Altri sono entrati subito nel mondo del lavoro ed io ero nel limbo.
Cosa fare?

ITS Kennedy – Corso Architetture e servizi Cloud

Mattia Pettenuzzo scarta subito l’idea di andare all’università, è lontana dal tecnicismo di cui ha bisogno. Usando una metafora, Mattia si sente come un meccanico: vuole sporcarsi le mani. E cosa scegliere poi? L’ITS Kennedy di Pordenone fa il caso suo.

Purtroppo, ero ammalato quando alcuni studenti dell’ITS sono venuti a parlare della loro esperienza a scuola. Di questa opportunità me ne hanno parlato i miei compagni di classe, mentre si discuteva di borse di studio. Alla fine dopo le superiori ho deciso di tentare. Per accedere al corso c’era una selezione, ho pensato che valeva la pena provarci.

Mattia supera la selezione senza problemi ed è ammesso al corso Architetture e Servizi Cloud all’ITS Kennedy. Nel 2016 inizia la sua avventura a Pordenone: grazie alla borsa di studio per gli studenti fuori sede, dalla provincia di Padova si trasferisce nel pordenonese. Oltre il compenso monetario, Mattia usufruisce anche dell’alloggio universitario, vicino al Polo Universitario.

Nella casa dello studente ho conosciuto tutti i miei nuovi compagni di corso e ho ritrovato anche un vecchio compagno di informatica. È stata una bella esperienza: il primo anno avevamo formato un bel gruppo, del quale ha fatto parte anche Mattia Fioraso. Dopo le lezioni, ci trovavamo assieme per studiare e divertirsi insieme. In quei due anni ne abbiamo combinate di tutti i colori!

Mattia Pettenuzzo al Workshop ITS con Daniele Angeli CEO di MOLO17
2016 – Workshop ITS con Daniele Angeli

Tanto divertimento, ma anche tanto studio durante questo periodo.

La praticità è l’aspetto che mi è piaciuto di più del corso. Tutte le lezioni erano pratiche e si andava molto nel dettaglio. Mi sono accorto di avere solo le basi dello sviluppo software, quando abbiamo trattato in classe, in una sola lezione di quattro ore, praticamente tutto il programma svolto alle superiori. Il corso è stato molto impegnativo.

Gli stage

Durante questo periodo Mattia Pettenuzzo svolge due stage in azienda, l’ultimo fondamentale per la sua carriera. In Electrolux approfondisce meglio nuovi ambiti tecnologici: l’industria 4.0 e l’IoT.  

Ho fatto uno stage di tre mesi assieme ad un mio compagno di classe, tramite l’ITS, nel reparto produzione in Electrolux, nella sede di Porcia. Avevamo un progetto che era diviso in due parti: la creazione di una dashboard e un’interfaccia con i PLC di produzione, le linee produttive delle lavabiancheria che raccolgono tutte le informazioni automatiche dei macchinari e delle postazioni utenti. Quando arrivavano degli allarmi o degli errori dovevamo segnalarlo nella dashboard in simil-realtime, per permettere a chi la visualizzava dal pc di capire quale fosse il problema dato nella linea di produzione. Ci sono state tantissime sfide. La prima versione del software era stata sviluppata in tre mesi, dei quali solo il primo è stato di analisi e di abilitazione dati dei PLC. Raccolte queste informazioni, seguivano calcoli di statistica sull’andamento della linea. L’obiettivo era quello di monitorare l’andamento della linea. Il software è stato un successo.

L’assunzione dopo lo stage

Finito lo stage, i dirigenti del reparto di produzione decidono di prolungare la collaborazione con Mattia Pettenuzzo e il suo collega di stage, per continuare lo sviluppo del software per altri sei mesi.

Con questo rinnovo di lavoro, ho traslocato da Pordenone ad Aviano, perché ormai era terminato l’anno di corso e non potevo più alloggiare alla casa dello studente. Il nuovo contratto a progetto è iniziato il giorno dopo della fine del corso, da luglio a dicembre 2017. Nel frattempo, ho anche lavorato ad un mini-progetto interno per la creazione di un protocollo di comunicazione tra il database e i sistemi integrati del PLC. Questa soluzione era utile ad identificare le schede madri dei lotti di lavatrici prodotte. Abbiamo implementato questo protocollo, che alla scansione del codice, svolta scannerizzando il codice barcode attraverso il barcode reader degli addetti, ti permetteva di verificare la correttezza delle schede madri collegate alle lavabiancheria. Questo progetto interno mi ha richiesto circa un mese ed è ancora in uso.

Terminato il contratto a progetto, Mattia Pettenuzzo cerca più stabilità. L’offerta che segue in Electrolux è di altri tre mesi e lui non accetta, per seguire altre vie.

Cercando annunci tramite i siti delle aziende della zona, incappa in quello di MOLO17, per la ricerca di uno sviluppatore web. Mattia allora decide di inviare il suo cv a Daniele Angeli, che conosce già, come docente durante un Workshop all’ITS. Viene chiamato poco dopo per un colloquio in azienda, che ha esito positivo.
Mattia entra così nell’equipaggio di MOLO17 da gennaio 2018.

L’arrivo di Mattia Pettenuzzo in MOLO17 

In MOLO17 Mattia vuole perseguire la passione per l’industria 4.0 e l’IoT per lo sviluppo completo di soluzioni a partire dai dati raccolti nell’Edge.

  • Mattia Pettenuzzo foto
  • Mattia Pettenuzzo e Matteo Granziera in foto

I progetti

Ho iniziato su progetti che prevedevano manutenzione. Da febbraio 2018 è iniziato il progetto Galdi per il quale abbiamo sviluppato una dashboard web di visualizzazione dati.
Galdi costruisce notoriamente delle macchine che si occupano del confezionamento di liquidi alimentari. Attraverso dei dispositivi, forniti dal nostro partner Eurotech, abbiamo acquisito i dati delle macchine e li abbiamo resi visibili nella dashboard sviluppata. Il progetto è andato a buon fine ed è ancora in corso. Il cliente è rimasto soddisfatto, come noi tutti.

Progetto CoBi

Nel 2019 Mattia Pettenuzzo ha collaborato al progetto per un importante gruppo bancario, in particolare dalla parte di analisi fino alla fine della prima fase. In seguito, si è occupato della prima e della seconda fase del progetto CoBi con la collega Eleonora Berton, project manager in MOLO17.

CoBi è il nome in codice che si riferisce alla Società Cooperativa Bilanciai Campogalliano. Questa società, che lavora a livello internazionale, si occupa di pesature industriali per carichi di trasporto, che devono essere eseguite secondo normative legali. Il progetto prevede la realizzazione di una piattaforma IoT per la raccolta dei dati di pesatura. Questa piattaforma è dotata di una dashboard che consente di visualizzare metriche, errori, allarmi, informazioni delle macchine, come per Galdi. Nella seconda fase del progetto ci stiamo occupando della gestione degli utenti e dei devices. In generale ora stiamo trattando la parte di integrazione dati con il loro crm. Questi crm sono in grado di automatizzare i processi per la creazione di un utente per la piattaforma e l’aggiunta e/o la rimozione di devices associati agli utenti dei loro clienti e rivenditori nel mondo.

Oggi Mattia Pettenuzzo sta seguendo ancora questo progetto, tutt’ora in corso.

Mattia Pettenuzzo oltre MOLO17

Mattia Pettenuzzo, alias Pette, vive ormai da quasi 5 anni nel pordenonese. Dopo l’affitto ad Aviano, per avvicinarsi alla sede di MOLO17 si è trasferito e vive in affitto a Fiume Veneto. Irriverente e con la battuta sempre pronta, è il creatore di meme per eccellenza del team. Alla cena aziendale è stato votato all’unanimità “Mister Simpatia MOLO17 2019”.

Mattia Pettenuzzo in MOLO17
2019 – Mattia in MOLO17

PRO Pulse Gaming

Mattia è il presidente della PRO Pulse Gaming, squadra di esports italiana, riconosciuta dall’ente GEC, l’Associazione Italiana per eccellenza nel settore dei giochi elettronici competitivi. Partiamo però dalla prima piattoforma online di simulazioni amatoriali.

È nato tutto alla casa dello studente, un mio compagno di corso mi ha fatto conoscere i giochi di simulazione automobilistica nel 2015, in particolare la piattaforma F1Line da lui gestita. Nata nel 2014, la piattaforma ospitava diversi campionati amatoriali.
Ho iniziato a collaborare con F1Line per lo sviluppo del loro sito. In seguito ho iniziato anche io a far parte di questo gruppo per gestire i piloti in gara e le dirette nel canale YouTube.


Nel 2017, nel giro di poco tempo il gruppo di F1Line si fa più numeroso e nascono nuove esigenze.

Eravamo 60-70 piloti e bisognava gestire tre campionati contemporaneamente, oltre agli sviluppi del sito. Recentemente, dal campionato di novembre 2018, abbiamo avuto l’opportunità di ospitare nella nostra piattaforma un campionato ufficiale CONI. È stato il primo evento breve a 5 gare di F1Line. Il campionato è andato benissimo e i nostri piloti si sono fatti notare.

Mattia continua:

Da qui è nata l’idea di sbarcare nel mondo degli esports con una vera e propria squadra. Il primo passo è stato quello di gestire e organizzare campionati per SimRacingZone, un altro portale italiano di simulazioni molto più conosciuto nel settore.

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2019 – Trailer F4 2019 Italian Championship

Da fine anno 2019 ad oggi ci sono stati ulteriori novità.

Ora siamo a capo del gruppo di piloti F1Line, organizziamo e gestiamo i campionati di SimRacingZone, che è diventato un nostro partner. Da qui in poi nasce l’associazione sportiva PRO Pulse Gaming ASD. Tutt’oggi gestiamo una vera e propria squadra di esports a livello nazionale che speriamo di portare alla ribalta internazionale.

Il canale YouTube di SimRacingZone vanta oltre 3 mila iscritti, il forum è invece seguito da più di 5 mila iscritti. All’anno gestiscono circa 15 campionati completi e una media di 5 special events al mese. I numeri parlano da soli. Il prossimo obiettivo?

Vogliamo ampliare il nostro pubblico su YouTube e organizzare quella che sarà la vera e propria squadra nazionale, ci saranno selezioni durissime.

Mattia Pettenuzzo in tutto questo è anche cronista delle dirette e dopo lavoro è sempre collegato online con i suoi colleghi piloti, la comunità è molto attiva. Ma non solo su internet. Ogni anno vengono organizzati dei ritrovi in tutta Italia, gli ultimi due sono stati a Monza per il campionato di F1 e a Roma per festeggiare il capodanno tutti assieme.

Mattia Pettenuzzo tra 5 anni

È dura capire cosa potrà succedere tra cinque anni. Sicuramente le cose che cambieranno saranno riguardo l’affitto. Il mio passo successivo sarà quello di avviare il mutuo per una casa, quando avrò conferma definitiva della stabilità lavorativa. Rimarrà anche da decidere il posto in cui stare. Nella mia testa c’è anche l’idea di lavorare da remoto, un’esperienza che ancora mi manca e che vorrei provare.

Conclusione

Mattia ringrazia infine tutti quelli che lo hanno seguito fino adesso e che lo hanno sopportato in questi anni. Grazie Pette anche da parte nostra!

HUMAN CODE – CAPITOLO 9: Matteo Granziera

Monotonia e routine non sono parole che fanno parte del vocabolario di Matteo Granziera, Software Engineer di MOLO17.

Classe ‘94, a lui è dedicato il capitolo numero 9 della rubrica di Human Code. Ad ogni modo facciamo un passo indietro nel tempo e torniamo alle origini per conoscerlo meglio.

Matteo Granziera nella sua poltrona a sacco preferita in MOLO17
Matteo Granziera – Ph. Marco Cosatto

Le origini di Matteo Granziera

Mi è sempre piaciuta la scienza. Avevo la mania di smontare i dispositivi elettronici per vedere come erano fatti. Da piccolo mi sono avvicinato all’informatica, ma non di proposito. Mio padre aveva comprato il primo pc, avevo circa sette anni, e da quel momento, ho cominciato ad usarlo io più di lui. Il più delle occasioni lo mettevo KO all’epoca, per poi farlo formattare ogni volta. Esploravo i programmi, provavo ad installare ingenuamente.
Mi ricordo questo aneddoto: da bambino andavo spesso a giocare a casa di Sonia, la mia vicina di casa. Suo padre, che anche lui era appassionato di informatica, mi lasciava usare il suo computer ed io cercavo di copiare i programmi, prendendo il link del desktop e creandone una copia in una chiavetta USB. Oggi penso: “Che cavolo stavo facendo?” e mi faccio una risata. A quel tempo ero un bambino e non sapevo neanche come funzionava, nessuno mi aveva insegnato nozioni di informatica allora.

Le scuole

Alle elementari aiutavo i docenti con le presentazioni in power point. Era un programma, tra gli altri del pacchetto Office,  nuovo negli anni 2000, e non molti avevano un computer a casa in quegli anni.
La strada comunque era tracciata: alle medie andavo benissimo nelle materie tecniche, facevo anche laboratori pomeridiani. Tutte le altre materie, per le quali dovevo studiare, non andavo tanto bene. Stranamente, sia alle medie, sia alle superiori, in matematica andavo proprio male, perché non facevo gli esercizi!
La mia materia preferita era tecnologie, con il prof. Gamba. L’ho ritrovato dopo molti anni in un negozio di informatica e mi ha detto: “Allora come va? Sei diventato il nuovo Wiki Leaks?”.

Matteo Granziera studia i primi due anni delle superiori all’ITIS Galilei di Conegliano. Al terzo anno decide di cambiare e studiare informatica all’ITIS Kennedy di Pordenone.

Tra i miei compagni di classe ho conosciuto tra i banchi di scuola Mattia Zanchin e Damiano Giusti. Chi avrebbe mai pensato che saremmo diventati in futuro colleghi nella stessa azienda?

Matteo vuole prendersi una piccola rivincita personale prima di raccontarci altro.

Siccome non andavo bene in matematica, avevo chiesto al professore del secondo anno se, secondo lui, potevo andare all’ITIS e seguire l’indirizzo di informatica. Lui mi disse che non ce l’avrei fatta. Ed invece mi sono diplomato e ho fatto anche l’ITS Kennedy!

Corso biennale ITS Kennedy

Prima di scegliere di andare all’ITS Kennedy, ero molto indeciso. Non mi è mai piaciuto solo studiare, l’università la vedevo in quest’ottica e non faceva proprio per me. Gli ultimi mesi prima del diploma, sono venuto a conoscenza dell’ITS dalla prof.ssa Battaia, che collabora con l’istituto, e ho pensato subito che questa fosse la soluzione migliore. Cercare un lavoro subito così, appena terminati gli studi, mi sembrava un azzardo e non mi sentivo pronto.

Nel 2014 Matteo ha così frequentato il corso biennale Tecnologie per lo sviluppo di sistemi software, architetture e servizi Cloud.
In quell’occasione conosce per fama Daniele Angeli, docente all’epoca all’istituto.

Gli stage

Il primo stage, Matteo Granziera lo svolge in Silca, un’azienda che si occupa della produzione di chiavi, che riguarda anche il settore automotive.

Durante i due mesi di stage, per Silca ho sviluppato un’interfaccia web collegata ad un database Oracle, per i report aziendali interni. Mi sono occupato anche dell’infrastruttura interna e. Al momento lo stanno ancora utilizzando, pur con qualche aggiornamento.

Il secondo anno dell’ITS Matteo è andato in Erasmus in Spagna.

Matteo Granziera e con alcuni compagni di classe in Erasmus in Spagna
2016 – Matteo e con alcuni compagni di classe in Erasmus in Spagna

È stata un’esperienza molto importante, è stata utile come mio primo approccio nel mondo del lavoro.

Prima esperienza lavorativa

Preso il diploma, Matteo inizia a cercare lavoro, riceve delle proposte ma vuole valutare bene che strada intraprendere.

Sono andato con mio padre, lui è falegname, ad un evento del suo settore e ho incontrato in quell’occasione il responsabile dell’area di sviluppo di una famosa ditta internazionale di macchinari per la lavorazione industriale di diverse tipologie di materiali. Ho mandato così il curriculum a questa azienda e dopo qualche tempo mi hanno contattato, giusto quando stavo terminando l’ITS. Ho pensato fosse una bella opportunità, anche perché mi sono documentato sui software che sviluppano, ed in particolare su di uno: si tratta del CAD/CAM, un software che permette di sviluppare modelli tridimensionali. Sono stato inserito in questa divisione di sviluppo, dove mi sono trovato veramente bene all’interno di un team molto preparato. Utilizzavano linguaggi come C# e XAML e la tecnologia .Net. Ho lavorato per questa azienda a Pesaro, trasferendomi lì da solo, per un anno.

Dopo questa prima esperienza lavorativa, Matteo Granziera torna dalle sue parti, perché si accorge che il contesto di lavoro non fa per lui. Prima però di ritornare nei dintorni del coneglianese e del pordenonese, incontra MOLO17, grazie ad una conoscenza di vecchia data.

Circa ogni due weekend tornavo a casa, in quel periodo. Un sabato di questi, sono uscito con amici ed ho ritrovato per caso Mattia Zanchin in un bar a Casarsa. Parlando di lavoro, mi ha dato un biglietto da visita di MOLO17 per provare a candidarmi e, dopo aver visto il sito, ho deciso di farlo. Mi ha contattato poi Daniele Angeli e dal novembre 2017 è iniziata la mia avventura in MOLO17.

L’arrivo di Matteo Granziera in MOLO17

Matteo Granziera con il collega Mattia Pettenuzzo di MOLO17
2018 – Matteo Granziera e Mattia Pettenuzzo

Sono un software engineer. Il primo progetto di cui mi sono occupato è stato un ERP completamente fruibile da interfaccia Web, nello specifico mi sono occupato di tutta la gestione della base dati SQL server, del progetto per una azienda del mondo manifatturiero. E’ stata una vera sfida: mi ha permesso di dimostrare tutto quello che sapevo e che potevo fare per il progetto.

Lavorando sulla base dati, Matteo Granziera si occupa anche dell’amministrazione e dei processi legati al software ERP Euro2000, di un partner di MOLO17, SoftSystem. Tra i progetti che ha seguito in particolare, ce n’è uno di cui il cliente non gli è nuovo.

Ho lavorato anche per il progetto Silca. Siamo stati in trasferta cinque giorni in Inghilterra con Mattia Fioraso, in Advanced Diagnostic, l’azienda associata per approfondire il sistema di produzione. È stato interessante perché, oltre l’esperienza all’estero, mi ha permesso di ampliare le mie conoscenze di sviluppatore. Il progetto è stato un software legato alla fruizione del loro catalogo prodotti in versione mobile, sviluppato con la piattaforma Xamarin e scritto in C#, oltre la versione web. Viste le tempistiche molto challenging e l’entrata in un progetto in cui le analisi e specifiche erano già state definite dal cliente non mi è purtroppo stato possibile svolgere della consulenza su alcune scelte tecnologiche che mi sarebbe piaciuto portare sul progetto.

Progetto attuale

Al momento Matteo Granziera è allocato nel progetto di un importante gruppo bancario internazionale.

Sto sviluppando all’interno delle logiche backend dall’applicativo, ho un ruolo molto dinamico in generale in azienda. Ho iniziato a sviluppare anche in typescript, e tutte le parti che riguardano il backend. Inoltre mi hanno affidato anche la gestione e lo sviluppo sulla piattaforma Salesforce, e la relativa parte di continuous integration. Il progetto è gestito da Eleonora Berton, Project Manager, e termina a fine anno.

Matteo continua:

Mi è piaciuto moltissimo perché sono stato messo in un ambiente nuovo, in cui non avevo avuto la possibilità di lavorare in precedenza, ed è stata una grande sfida. È stato molto stimolante, siamo cresciuti molto come team. Un contro? Beh, se devo dirla tutta i test sono stati pesanti, ma sono la parte fondamentale per avere un prodotto ottimale. Diciamo che questa opportunità mi ha permesso in generale di provare a mettermi in gioco al cento per cento e non avrei mai sperimentato un’esperienza così intensa, se non fosse stata per questa. Ho imparato davvero tanto!

Matteo Granziera con il suo team in MOLO17
2019 – Matteo con il team MOLO17 del progetto

Matteo Granziera oltre MOLO17

23 luglio 1994: Matteo Granziera è del segno del leone. La sua chioma e la sua barba rossiccia, d’altronde, parla da sé. Segni particolari? Si arriccia i capelli con le dita quando è pensieroso ed è una buona forchetta. Ogni occasione è buona per mangiare qualcosa e bere una birra all’Urban Farmhouse! 🙂

Musica rock e metal, concerti di Caparezza, pappagalli, camminate in montagna e tanto altro: Matteo Granziera ha un sacco di interessi.

Quando lavoro e non devo distrarmi dai rumori che provengono dall’esterno, ascolto con le cuffie musica techno e nightcore, così mi concentro meglio. Conosco a memoria le canzoni di Caparezza, le potrei ascoltare all’infinito. Nell’ultimo anno ho iniziato ad interessarmi di politica per farmi comunque un’idea di quello che succede e ascolto molto spesso podcast riguardanti filosofia pop, tipo Daily Cogito.

Hobby

Non si direbbe, ma Matteo Granziera ha fatto cinque anni di karate, ha conquistato la cintura marrone. Ha partecipato, quando era cintura gialla alle nazionali, ma ha cambiato poi rotta. Altro? Ora ha iniziato a fare ju jitsu.

Ah mi piace sciare, quando ero piccolo ho fatto cinque anni di scuola sci, e in Spagna sono andato a sciare sulla Sierra Nevada. In discesa ovviamente.

Matteo Granziera sulla neve
Matteo Granziera sulla neve

Oggi Matteo convive da un anno con la sua ragazza, Vanessa, a Conegliano. Oltre alla casa, condividono la passione per i videogiochi, le serie Tv e i film.  Ha partecipato anche al Lucca Comics vestendo i panni di Philip J. Fry, protagonista del cartone Futurama.

Matteo Granziera tra cinque anni

Un tempo molto timido e riservato, Matteo Granziera ha tirato fuori ormai tutta la sua ironia grazie ai suoi migliori amici, Sonia, la sua vicina di casa, e Daniel, suo compagno delle superiori. Si definisce curioso, con la voglia di diventare un digital nomad forse in futuro.

2019 - Matteo Granziera oggi in MOLO17
2019 – Matteo Granziera oggi

Mi piace esplorare cose nuove e viaggiare. Tra cinque anni mi piacerebbe lavorare all’estero e cambiare città di anno in anno. Vorrei provare a diventare un digital nomad, principalmente viaggiando. Viaggiare significa starci, non puoi dire di aver visto un paese se non ci vivi per abbastanza tempo. La curiosità mi spinge verso questa direzione, ho paura della routine, la monotonia non fa per me. È una mia grande paura, la mia vita è mia, è una e voglio viverla e vedere tutto quello che è possibile vedere, per quanto mi è possibile. Voglio avere una vita piena!

Chissà quali confini raggiungerai Matteo!

Intanto anche questo articolo di Human Code è terminato, in attesa del decimo, puoi leggere la serie qui.

A presto.

HUMAN CODE – CAPITOLO 8: Daniele Chinazzi

La rubrica Human Code continua con l’intervista numero otto. Questa volta è il turno di Daniele Chinazzi, Web Developer di MOLO17. L’incontro con MOLO17 è stato fondamentale per la sua carriera professionale, che lo ha fatto crescere e maturare nel ruolo di sviluppatore.

In questo articolo Daniele racconta la sua esperienza unica nata da sempre a contatto con il mondo informatico.

Daniele Chinazzi in MOLO17
Daniele Chinazzi – Ph. Marco Cosatto

Le origini di Daniele Chinazzi

Il mio percorso di studio è sempre stato legato all’informatica. Mio papà ha un’impresa di software, da bambino sono stato sempre a contatto con i computer. Quando andavo in azienda con lui guardavo sempre nell’armadio del suo ufficio e giocavo con i vari cavi e i componenti hardware nelle scatole. L’essere fin da piccolo proiettato nel mondo dell’informatica mi è da sempre piaciuto.

La scelta delle scuole superiori per Daniele è stata semplice, quella di fare l’ITTS Volterra di San Donà di Piave, indirizzo informatica.
Daniele è uno studente socievole e attivo, il chiaccherone della classe. Preferisce le materie scientifiche alle materie letterarie, non ha alcun dubbio su questo. Preso il diploma, le strade per lui sono due: studiare all’università ingegneria informatica di Udine oppure proseguire all’ITS Kennedy di Pordenone, con il corso biennale Architetture e Servizi Cloud.

La mia decisione è stata dettata da questo ragionamento. Se fossi andato all’università sarebbero stati tre anni di studi, le aziende ancora non mi avrebbero conosciuto e le mie competenze sarebbero state minime. Allora ho deciso per l’ITS, dove avrei studiato per due anni e avrei acquisito competenze pratiche da subito. Grazie agli stage avrei avuto modo anche di farmi conoscere nelle realtà lavorative, come è successo. Infatti, ho conosciuto Daniele Angeli nel 2015, durante il primo anno, docente all’epoca all’ITS.

Chinazzi si fa subito notare dal docente dell’epoca.

Daniele Angeli aveva chiesto durante la prima lezione chi sapesse riparare uno smartphone e io ho subito alzato la mano. Mi è sempre piaciuto smontare e rimontare le cose! Da lì sono riuscito a parlarci e gli ho espresso l’interesse per svolgere lo stage nella sua azienda.

Arrivo in MOLO17 di Daniele

Sono entrato per la prima volta negli uffici di MOLO17 nel maggio 2016 con lo stage. All’epoca c’era Daniele, Elisa Battistutta e Matteo Sist, oltre a un altro collega. In questo periodo ho conosciuto Damiano Giusti, all’epoca anche lui stagista, che si occupava della parte mobile. Questo stage di due mesi è stato il mio primo contatto ufficiale con il mondo professionale.

Foto in MOLO17 con la camicia bianca
2018 – Daniele Chinazzi in MOLO17

Dopo lo stage, Angeli chiede a Chinazzi se è interessato a continuare a collaborare. Lavora così full time tutto l’intero periodo estivo fino ad ottobre 2016, fino all’avvio del secondo anno dell’ITS. Con il ritorno in classe, Daniele continua a lavorare in ufficio dopo le lezioni o il sabato mattina.

Quando ho dovuto intraprendere anche il secondo stage, ero d’accordo con Daniele Angeli, di venire sempre in azienda. Ancora prima di finire il corso, mi aveva già anticipato che sarei stato assunto e così è stato. A luglio 2017 ho firmato il contratto, ero contentissimo.

Daniele ha la fortuna dalla sua parte: ha trovato subito lavoro nella prima azienda dove ha svolto il suo primo stage.

Sono stato molto fortunato perché Daniele Angeli, l’anno successivo al mio, non ha più insegnato né Mobile, né Cloud. È stato un colpo di fortuna averlo conosciuto!

Progetti

Il primo progetto è stato l’Area Riservata, un vecchio prodotto di MOLO17, una sorta di google drive. In seguito, ho lavorato quasi principalmente del progetto per Intermek. Mi sono occupato sia di sviluppo dell’interfaccia grafica, sia dei servizi annessi. Parallelamente, durante gli stage, quando MOLO17 creava ancora siti internet, ho avuto la possibilità di svilupparli in prima persona in WordPress. Andavo con Daniele presso i clienti per gestire problemi di natura sistemistica. Ho partecipato anche a Fiere ed eventi, come MECSPE di Parma.

Progetto attuale

Da un anno a questa parte Daniele sta collaborando al progetto per una grossa società bancaria.

Seguo fondamentalmente la parte di interfaccia grafica. Ci forniscono dei mock up, i disegni dell’interfaccia finale del prodotto, con un’analisi su ciò che bisogna fare e bisogna sviluppare, secondo le specifiche date. Lavoro giorno per giorno con queste indicazioni chiave per la sua realizzazione finale.

Pro?

Il pro di questo progetto è la una gestione nuova, anche se complessa. Mi ha dato la possibilità di conoscere un ambiente nuovo: quando sono entrato in questo progetto ho lavorato quattro settimane a Milano. Partivo il lunedì mattina e tornavo il venerdì a casa, il ritmo del lavoro era differente. Questa trasferta prolungata mi ha permesso anche di visitare meglio la città di Milano!

Per il futuro Daniele si occuperà di progetti interni e si dedicherà agli ultimi aggiornamenti del settore. Un anno di formazione intensiva.

Quest’ultimo progetto sarà ultimato entro 31/12/2019. L’obiettivo per il prossimo anno sarà di focalizzarmi su progetti di MOLO17 e di sviluppare nuove competenze.

Network della nuova sede MOLO17

Tra le sue passioni informatiche, c’è anche quella sistemistica. Daniele ha avuto modo di contribuire alla realizzazione della intranet aziendale (vedi l’articolo The Lighthouse and the Pendulum), e del sistema cloud ospitato su AWS (Amazon Web Services), di cui MOLO17 è partner.

Daniele durante le fasi di allestimento della nuova rete degli uffici 4.0 di MOLO17
2019 – Nuovi uffici

Per la nuova sede con il collega Marco Cosatto, oltre alla sistemazione degli uffici, abbiamo pensato ad una soluzione wifi integrabile con i nostri sistemi domotici e allo stesso tempo di livello enterprise. Ad esempio, permette di percepire la presenza degli utenti in loco e gestire l’accensione e lo spegnimento automatico delle luci interne. Allo stesso modo funziona il sistema di raffreddamento e riscaldamento degli uffici.

Lavori da manutentori con Daniele Angeli CEO di MOLO17
2019 – Lavori per la nuova sede

Il ruolo di Daniele Chinazzi in MOLO17

Sono un Web Developer, mi occupo principalmente di interfacce web con dei framework Javascript. Do supporto anche per la sezione degli acquisti, faccio parte anche del team purchases. In precedenza, ho seguito l’assistenza interna e dei clienti. Abbiamo però cercato di limitarla al più possibile, perché mi potessi concentrare nella mia mansione principale.
Mi dedico anche allo sviluppo in ambito backend con il framework NodeJS, mentre per i database NoSQL usiamo MongoDB.

Per Daniele questa è la prima esperienza lavorativa che continua ad intraprendere per la sua carriera professionale, non capita a tutti.
Proprio per questo, sorge spontanea la domanda: le sue aspettative sul mondo del lavoro si sono realizzate?

Sono soddisfatto del lavoro che svolgo in MOLO17, attendo di chiudere quest’anno per rientrare nei progetti interni del 2020. Mi piacerebbe aggiornare le tecnologie che uso per fare lo sviluppo web. Ora sto lavorando su AngularJS, che ormai è una tecnologia che ha un po’ di anni. L’idea è proprio quella di aggiornarsi e passare allo sviluppo con React e ad altri tool più attuali. Sarà un anno di lavoro e studio, sarà duro, non mi tiro indietro!

Oltre MOLO17

Daniele in tre parole? Timido, scherzoso e permaloso. D’altronde è del segno zodiacale dei pesci, dice scherzando.

Sono pesci, sono buono ma sotto sotto esce l’altro lato di me. Ho la “doppia faccia”, mi rivedo in questa descrizione perché sono timido e tranquillo, ma quando la pazienza finisce è meglio non essere presenti! ?

Classe ‘95, Daniele passa il suo tempo libero tra amici e divertimento.

Il weekend lo dedico me e agli amici. Da venerdì sera sono senza pensieri, mi trovo con gli amici e facciamo serate.

Lo sport

Daniele fin da piccolo ha una grande passione: lo sci alpino.

2017 - Daniele assieme ai colleghi di MOLO17 Elisa Battistutta e Daniele Angeli sulla pista da scii
2019 – Elisa Battistutta, Daniele Angeli e Daniele Chinazzi sulla pista da scii

All’età di tre anni ho messo per la prima volta gli sci ai piedi. Da lì a poco, è diventato il mio sport preferito, sono migliorato nella tecnica negli anni. I miei genitori hanno un appartamento in Piancavallo e nel periodo invernale ogni giorno è buono per andarci.
Lì si è formata una bella compagnia di appassionati come me, dove passiamo lunghe giornate e serate insieme.
La passione della montagna è forte anche d’estate, spesso mi piace fare lunghe camminate in alta quota. Ho fatto palestra per diversi anni, ma mi annoiava, andavo tre volte a settimana, non faceva per me.
Ho giocato anche a pallamano e basket. Il calcio non mi ha mai attirato particolarmente.

A Daniele piacciono anche i motori, tra cui i kart. Daniele Angeli può confermare che è molto forte alla guida! Alla gara aziendale si è conquistato il primo posto.

I colleghi di MOLO17 durante l'evento "Team Kart"
2017 – Team Kart

Daniele Chinazzi tra cinque anni

Facendo due calcoli Daniele tra cinque anni avrà 29 anni. Come si vedrà quasi alla soglia dei suoi trent’anni?

Dal punto di vista personale vorrei andare ad abitare da solo con una persona al mio fianco. Lavorativamente parlando, è più complicato, da quando sono qui le cose sono cambiate molto velocemente. Da qui a cinque anni le cose evolveranno ancora di più, perché dovremo evolverci in base a quello che succederà nell’ambito tecnologico. Bisogna anche considerare come anche crescerà l’azienda, le responsabilità aumenteranno a sua volta. Ci si dovrà adeguare di volta in volta. Assumerò sicuramente un ruolo più specifico perché mi trovo sul punto di una situazione che finisce e un nuovo progetto subito alle porte.

Daniele oggi in MOLO17
2019 – Daniel Chinazzi, Web Developer di MOLO17

Daniele Chinazzi è una persona responsabile, è molto concreto e pratico. Vive la vita giorno per giorno, dice di non essere mai stato un sognatore e di avere sempre avuto i piedi per terra.

Ho sempre scelto nel presente le decisioni che volevo fare di volta in volta, che mi hanno portato dove sono.

Conclusione

L’ottavo capitolo si conclude con un timido ringraziamento e il grande sorriso sornione di Daniele.

Ringrazio semplicemente i miei genitori a livello personale e Daniele Angeli per le possibilità di crescita che mi ha dato e che continua a darmi in ambito lavorativo.

Grazie China per la tua semplicità e schiettezza!

Attendiamo dunque lo Human Code numero 9: chi sarà a raccontarsi tra le righe?

Al prossimo articolo.

Puoi rileggere tutta la serie qui.

HUMAN CODE – CAPITOLO 7: Mattia Zanchin

La rubrica Human Code è arrivata al suo settimo protagonista: questa è la volta di Mattia Zanchin, Software Analyst di MOLO17, classe ’94.

Come descrivere con due parole Mattia Zanchin? Ironico e metodico, binomio alquanto antinomico, ma che descrive al meglio la sua personalità. Lo scoprirete presto in questo articolo.

Mattia Zanchin in sala riunioni in MOLO17
Mattia Zanchin – Ph Marco Cosatto

Le origini di Mattia Zanchin

Ho studiato alle superiori al ITST Kennedy di Pordenone. Per il triennio di specialistica, ho pensato subito a queste due strade: informatica o meccanica. Ero ancora indeciso, quando una sera, parlando con i miei genitori, ricordo di aver detto questa frase in particolare: “Voglio far fare al computer quello che voglio”. Da qui ho capito che l’informatica era la “pista” giusta.

Programmare però non è da tutti ed è difficile. “Lo sanno tutti” dice Mattia, e alla fine prende il suo sudato e meritato diploma. Dopo lo scoglio però decide di concedersi una pausa dagli studi.

Non ne potevo più di studiare e mi sono detto: “Ok, fermiamoci un attimo”. In quel periodo in estate c’erano le iscrizioni per l’ITS che ho saltato.

La svolta

Durante l’estate, Mattia intanto comunque si dà da fare e aiuta i suoi parenti lavorando per un breve periodo in vigna.

Un giorno, mentre stavo tornando dal lavoro nei campi, nella vigna di mia zia, mia mamma aveva portato a casa un articolo di giornale che parlava dell’ITS. L’ho letto e, spinto anche dalle sue parole d’incoraggiamento, ho deciso di provare. A frequentare il corso biennale c’erano anche dei miei ex compagni di classe, che si erano iscritti nella sessione estiva che avevo saltato.

Corso TSAIM all’ITS Kennedy

Mattia decide così di iscriversi al corso biennale TSAIM – Tecnico superiore per le applicazioni integrate su dispositivi mobili, organizzato dall’ITS Kennedy, in coerenza con i suoi studi superiori.

Le superiori mi avevano dato un’infarinatura generale del mondo informatico, ho spaziato dall’ambito sistemistico (ad esempio la conoscenza delle reti), alle basi della programmazione (all’inizio del triennio studiavamo il C++). All’ultimo anno si studia anche come creare e operare con i database.
Ho avuto dei professori preparati in merito, come la prof.ssa D’Apa e la prof.ssa Aprilis. Ho scelto l’ITS perché ero curioso, mi piaceva l’idea di conoscere come realizzare le app, gli smartphone erano un prodotto nuovo all’epoca. Proprio per questo ho pensato che fosse la mia strada, anche se poi oggi faccio tutt’altro.

Mattia Zanchin continua:

Ho deciso così di mettermi in gioco e di tornare a studiare, ho passato la selezione e ho fatto i due anni di corso. Ho studiato la parte Android Mobile con Matteo Sist, lui è arrivato qualche mese dopo l’inizio del corso. Matteo è sempre stato in gamba, lo dimostra tutt’ora.

Erasmus in Portogallo

L’ITS inoltre mi ha regalato una grande esperienza: ho potuto fare l’erasmus in Portogallo, svolgendo lo stage in un’azienda informatica di Aveiro.

Il protagonista dello Human Code con alcuni amici durante l'Erasmus in Portogallo
2015 – Mattia ed alcuni amici durante l’Erasmus in Portogallo

Una volta terminati gli studi, verso la fine del 2015, Mattia svolge due esperienze lavorative. La prima, senza incontrarlo di persona, è comune a Damiano Giusti. Lavorano per la stessa azienda, senza sapere che sarebbero stati colleghi qualche anno più tardi.

1° app sviluppata

Durante la seconda esperienza lavorativa, Mattia ha sviluppato da solo la sua prima app Android.

Questa applicazione era per un’azienda che si occupa di formazione professionale per le industrie metalmeccaniche, nello specifico di corsi in ambito Lean. L’app mostrava, nell’ambito dell’industria 4.0, alcuni dati delle postazioni nei diversi stadi di produzione di un operaio. Nello specifico, permetteva di avere a disposizione dati grafici e una gallery per vedere come effettuare le lavorazioni dei pezzi.  
È stata un’esperienza tosta perché ho lavorato da solo, non avevo mai realizzato un’app per un cliente. Ho avuto difficoltà a fare il preventivo all’azienda, perché avevo appena concluso gli studi ed ero proprio agli inizi. Non ne avevo mai fatto uno prima d’ora. Comunque, dopo prime valutazioni, la proposta di preventivo che ho presentato è stata subito accettata.
Alla fine, è andata bene, super soddisfatto!

L’arrivo di Mattia Zanchin in MOLO17

A settembre 2016 Mattia incontra MOLO17 e viene assunto qualche mese più tardi, a novembre.

Team di MOLO17 nel 2017
2017 – MOLO17 Team

Ho avuto l’opportunità di scegliere: o lavorare con l’azienda dove avevo sviluppato la mia prima applicazione Android o MOLO17. Dopo alcune riflessioni, ho scelto MOLO17.
Sono venuto a conoscenza di questa azienda grazie a Matteo Sist, tramite il gruppo WhatsApp dei miei ex compagni di corso. Matteo aveva scritto che c’era un’azienda di Zoppola che cercava dei programmatori.
Ho subito pensato: “Io sono di Castions di Zoppola, devo andare in zona industriale. Proviamo!”.
Ho inviato via mail il mio curriculum, ho fatto il primo colloquio con Daniele e un secondo, durante il quale mi hanno confermato. Ho iniziato così la mia carriera come sviluppatore Android.

Progetto Dubai

Mattia Zanchin partecipa, lavorando in sede, al grosso progetto arabo, che vede coinvolto quasi tutto il team di MOLO17.

Ho lavorato per l’applicazione di messaggistica del progetto Dubai, stile Whatsapp. Dovevo occuparmi di implementare la registrazione e lo scambio di messaggi vocali. Per la sua realizzazione ho collaborato con Damiano Giusti e Francesco Furlan, devo ringraziarli perché mi hanno dato una grande mano. La consegna di questa parte del progetto è stata anche questa una grande soddisfazione. Realizzare qualcosa fatto con le proprie mani dà sempre grandi soddisfazioni!

Tutti pro o ci sono anche contro, in questa esperienza?

Il contro è tutto il lavoro che ci sta dietro: quando devi arrivare ad una meta, ma non sai come arrivarci per mancanza di conoscenze che devi ancora acquisire, devi trovare le soluzioni. La sfida più grande è il tempo: hai una data entro cui consegnare.
“E adesso come faccio?”, ecco questo è il pensiero comune del programmatore!

Mattia Zanchin in MOLO17

Mattia ha svolto in MOLO17 due ruoli fondamentali: in primis è stato sviluppatore, ora Software Analyst. Inoltre, ho collaborato con Luca Salvadori, COO, e Mattia Pettenuzzo, Web Developer, per realizzare i processi interni aziendali per il supporto e la manutenzione dei software.  

Mattia Zanchin, lo sviluppatore, ha fatto esperienza nell’ambito della programmazione Android, di cui sono contentissimo. Il secondo Mattia, il tester, ha soddisfazione nel controllare che le cose da consegnare siano state fatte correttamente, limitando il più possibile i difetti. Se un’azienda ha un reparto di controllo qualità, soprattutto in ambito informatico, vuol dire essere un passo avanti rispetto alla concorrenza. Il cliente vede che le cose vengono fatte correttamente e, se segnala poche anomalie, è sinonimo di aver sviluppato un prodotto di qualità.

Anche supporto ai clienti.

Nel percorso di Software Analyst, ho cominciato a seguire l’assistenza software per un cliente, che inviava segnalazioni tramite una chat interna dedicata al supporto utente. Per questo progetto, non appena gli utenti riscontravano problematiche con l’app, ero uno dei primi a fornire il supporto necessario. Avendo curato tutti i test del prodotto, potevo rispondere al cliente per risolvere, in prima persona, il problema o scalare verso il team, spiegando l’anomalia rilevata.

Il sistema Service Desk

L’assistenza via chat è molto onerosa, perché è istantanea. Problema risolto grazie al collega Luca, che ha proposto un sistema chiamato Service Desk. Questo sistema è prezioso per gestire in termini di priorità e di tempistiche le segnalazioni dei Clienti. Con lui e Pettenuzzo abbiamo elaborato dei processi nel mondo della manutenzione: ad esempio un bug, per segnalare un difetto, un incident, per segnalare un malfunzionamento piuttosto grave o una Change Request, per richiedere una nuova funzionalità da sviluppare. Il sistema aiuta a raccogliere le varie richieste, che possiamo gestire con determinate tempistiche. All’epoca avevo osservato come internamente seguivamo la singola richiesta, azione che mi ha permesso di collaborare per strutturare questi processi. Ne è uscito un documento finale di molte pagine, che viene consegnato ai clienti e al nostro team interno, in modo tale che, quando c’è dell’assistenza da fornire, si seguano una determinata metodologia e tempistica.

Il Service Desk è quindi una modalità diversa e nuova per gestire, in modo sereno e organizzato, le richieste di supporto.

Ruolo di Mattia oggi

Mattia Zanchin oggi: Software Analyst in MOLO17
Mattia – Software Analyst

All’interno di MOLO17, oggi Mattia è un Software Analyst.

Oltre il controllo qualità, questo ruolo ingloba attività di analisi per le funzionalità di un programma. L’analisi è utile per capire le varie funzionalità da sviluppare, per poi trasferire le informazioni ai programmatori. Tratto anche la redazione di user stories. In azienda, tra i diversi modi di realizzare un software, utilizziamo la metodologia Agile, che è una metodologia di sviluppo software che consente di effettuare i rilasci in modo graduale nel tempo. Il programmatore, per sapere cosa deve fare, ha bisogno di queste “storie” che descrivono le funzionalità da implementare. Ad esempio, se una schermata contiene due pulsanti, io devo redarre due user stories che vanno a descrivere cosa fanno quei due pulsanti.
Il mio non è un ruolo tecnico: lato tester vesto i panni del cliente finale, lato analisi capisco dal punto di vista funzionale che cosa dovrà fare il programma.

Ti piace di più questo ruolo?

Sono combattuto, passare da programmatore ad analista è stato un bel cambiamento, un po’ mi manca programmare.

Progetto attuale

Ora sto seguendo il progetto di un grosso gruppo bancario. Si tratta di un servizio che permette di avere agevolazioni per visite mediche specialistiche. È un progetto interessante perché, per il mio bagaglio personale, mi consente di apprendere nuove competenze, come il test del backend.. Non dico sia il cuore di un software, ma il backend svolge un compito importante:  invia i dati dalla user interface al contenitore dei dati veri e proprio, il database.
MOLO17 mi ha permesso di fare molta esperienza in vari ambiti in questi tre anni, devo ringraziare Daniele per questa esperienza.

Mattia Zanchin oltre MOLO17

Mattia parla di sé così:

In questa intervista è uscito il Mattia che fa le battute e scherza con le persone per provare a farle sorridere, questa è una parte che mi caratterizza.

Lo sport

Oltre a questo, è un gran appassionato di sport.

  • Mattia Zanchin durante una partita di Basket
  • La squadra di Calcetto a 5

Ho giocato a basket dalla prima elementare fino al 2017. Lo scorso anno, con amici, ho provato l’esperienza del calcetto a 5.
Mi piace sia guardare sia praticare sport. Non mi piace sentire il corpo poco attivo, è una cosa che mi dà fastidio. Inoltre, mi piace guardare sia la formula 1 sia il motomondiale.

L’Udinese

Mattia predilige anche un altro sport che però vive da spettatore: il calcio. In particolare è un gran tifoso dell’Udinese.

Il protagonista di questo articolo è un tifoso dell'Udinese Calcio e tiene in mano una sciarpa della sua squadra
Tifoso dell’Udinese Calcio

Il calcio è uno sport che, come il basket, regala emozioni. Un tiro a giro da fuori area, un goal o un canestro vincente all’ultimo secondo, un sorpasso all’ultima curva, sono momenti di grande suspence e gioia (o dolori, se si perde) per uno sportivo. Andare allo stadio Friuli è ancora più bello: solo ascoltare l’inno prima della partita mi mette i brividi.     

  • Mattia Zanchin assieme a Samir dell'Udinese Calcio
  • Mattia allo stadio Friuli
  • Mattia allo stadio Friuli di Udine

Attività di volontariato

Significative sono anche le esperienze vissute grazie al volontariato nel contesto della sua realtà cittadina.

Animazione e volontario alle feste di paese

Gruppo animatori di Tridis (PN)
2018 – Gruppo animatori, Tridis (PN)

Per il mio paese ho seguito e fatto parte di un gruppo di animatori che fa campeggi in montagna in estate, durante i quali svolgevamo diverse divertenti attività. Faccio volontariato anche per la sagra paesana, in cui mi cimento come cuoco e aiuto al chiosco.

  • 2019 - Volontario alla sagra al Parco Burgos
  • 2019 - Mattia Zanchin alla Sagra Parco Burgos con alcuni colleghi
  • Mattia Zanchin intervista
Youbasket

Quest’anno ho collaborato con Youbasket. Si tratta di un’associazione mediatica che parla del Basket pordenonese, in cui abbiamo raccolto i tornei estivi ed in generale gli eventi del Basket provinciale, con l’obiettivo di darne maggiore visibilità ed informazioni ad appassionati e giocatori. Ho anche intervistato i compaesani che militano nelle alte categorie del proprio sport. In generale, mi piace aiutare il prossimo, mi rende felice.

Mattia Zanchin è ironico, solare e metodico, come abbiamo già detto.

Preciso che, per l’esigenza di fare il tester, bisogna essere pignoli per forza. Mio nonno paterno faceva collaudi alla Savio. La nonna mi racconta che i prodotti, per essere perfetti, passavano anche per le sue mani. Questo racconto lo ricordo sempre, per me vale la stessa cosa. A distanza di quasi 60 anni, tutt’ora svolgo la sua stessa mansione. Se un prodotto passa dalle mie mani voglio che abbia quel tocco in più, non solo estetico, è necessario mostrarne la qualità. Sono metodico non solo nel lavoro, ma a tratti, anche nella mia vita. Quando faccio le cose, tendo ad essere preciso e pignolo perché le cose siano fatte bene. Così, se sono fatte bene, hai anche una certa soddisfazione. Le cose che fai così “tanto per fare”, si percepiscono.

Mattia Zanchin tra cinque anni

Posso uscire?

Mattia continua a scherzare.

Tra cinque anni mi aspetto di mantenere la stessa solarità di adesso. Spero di portare avanti questa capacità di far sorridere le persone, anche negli anni che verranno. Lavorativamente parlando, vorrei acquisire maggiori conoscenze ed esperienza nelle metodologie e nei processi. A fare la differenza in un’azienda, oltre a sviluppare prodotti di qualità, è far sì che le persone lavorino bene. Ad esempio, l’aver proposto assieme ad altri colleghi l’utilizzo interno del Service Desk, ha giovato nella gestione delle assistenze interne. Per questo mi piacerebbe avere più conoscenze dal punto di vista organizzativo. Lavorare è una cosa, ma lavorare bene è un’altra cosa ancora. Porta le persone a lavorare meglio e coinvolge anche esterni, perché anche altri vedono che qui si lavora in un ambiente organizzato. Fa la differenza.

Mattia di MOLO17 con la sciarpa dell'Udinese Calcio
Mattia Zanchin

Mattia Zanchin continua a parlare di sé in terza persona, come se il suo futuro gli scorresse davanti gli occhi.

Vorrei un Mattia più atletico, sperando di trovare una squadra di basket dove giocare. Sennò la pancia aumenta e non va bene per niente! Scherzi a parte, in questi prossimi anni voglio mantenere viva la voglia di fare sport che mi caratterizza.

Conclusione

Mattia non si lascia sfuggire l’opportunità di ringraziare:

Ci tengo a ringraziare la mia famiglia e quel suggerimento di mia madre, gli amici e molte persone in MOLO17. Ringrazio Daniele Angeli per avermi dato la possibilità di lavorare qui. Voglio ringraziare, oltre agli altri devs che nei vari progetti mi supportano nelle mie attività, anche Damiano, Francesco Furlan e Mattia Fioraso. Grazie per avermi dato una mano negli aspetti tecnici. Sono persone competenti e disponibili.

Mattia rivolge un particolare grazie anche al COO di MOLO17.

Inoltre ringrazio Luca Salvadori, la persona che mi ha permesso di aprire gli occhi nell’ambito organizzativo, e non solo, di un’azienda. Grazie a lui, son potuto crescere e maturare sotto diversi aspetti. Vorrei citare questa frase di Luca, che mi piace molto: “Dallo svantaggio nasce il vantaggio. Dal vantaggio nasce lo svantaggio”. È veritiera, in azienda l’ho vista quanto nella vita. Quando sei nello svantaggio ti devi dare da fare per dare il meglio e recuperare, ma anche quando hai un vantaggio devi essere altrettanto bravo per mantenere questo status. Sennò ti siedi sugli allori. È una frase per una riflessione di vita a 360° che ho fatto mia.

Grazie per questa riflessione Mattia, ora è un po’ anche nostra.

Attendiamo dunque di svelare chi sarà il prossimo protagonista della rubrica di Human Code. Puoi trovare qui tutta la serie.

Chi sarà l’ottavo marinaio della ciurma?

To be continued 😉

A presto

HUMAN CODE – CAPITOLO 6: Matteo Sist

La curiosità è il motore che ha spinto verso il successo Matteo Sist, Mobile Tech Lead e specialista Couchbase di MOLO17.

Classe ’91, Matteo è tra i primi a far parte del team ed è anche l’amministratore della società MobileBridge.

Matteo Sist in MOLO17 - Ph Marco Cosatto
Matteo Sist – Ph Marco Cosatto

Ho iniziato 5 anni fa, quando la società si chiamava AD Solutions ed eravamo nella vecchia sede. Quando ho iniziato con Daniele eravamo in tre: c’ero io, Daniele Angeli e un altro collega. Su questo incontro, ad ogni modo, c’è un piccolo aneddoto, che vale la pena raccontare.

Andiamo però un passo per volta e torniamo indietro di qualche anno.

Le origini di Matteo Sist

Ho scelto di fare il liceo scientifico al Don Bosco, dopo le scuole medie, perché nonostante mi fosse sempre piaciuta la tecnologia, non avevo ancora le idee ben chiare su quello che avrei fatto.

Matteo è uno studente un po’ pigro, anche se i professori vedono in lui forti potenzialità.

In matematica e fisica ero molto bravo, perché se una materia mi piaceva e mi prendeva, mi applicavo, altrimenti lasciavo correre. Nelle materie umanistiche infatti ero un disastro!

Ad ogni modo il percorso intrapreso gli consente di ottenere una buona preparazione scolastica, che gli permette di trovarsi molto bene all’inizio dell’università.

L’università

Dopo le superiori ho puntato subito alla facoltà di informatica: durante il liceo, ho chiarito quello che volevo fare in futuro, la programmazione è quello che mi ispirava veramente.
Questo interesse l’ho avuto da sempre: ho iniziato ad usare il computer a quattro anni, un vecchio Windows ’95 che aveva portato a casa mia madre dall’ufficio.
La tecnologia è una delle mie due passioni. Con gli anni mi è sembrato naturale proseguire per questa strada e nel 2011 mi sono iscritto ad informatica all’Università di Udine.

Matteo segue le lezioni per circa due anni, le aspettative però vengono deluse. Tanta matematica, tanta teoria, non fa per lui.

Mi aspettavo di iniziare a programmare e vedere aspetti approfonditi di informatica, invece ho studiato per quasi tutto il tempo matematica. Tra l’altro c’era poco di nuovo rispetto a quello che avevo fatto alle superiori. Quel poco di informatica che ho studiato, era solo teoria, però non mi prendeva abbastanza. A metà del secondo anno, non avendo stimoli, ho deciso di lasciare l’università.

La svolta

Per fortuna, dalla mia ragazza, ho saputo delle giornate di Punto di Incontro delle scuole alla Fiera di Pordenone, dove c’era anche una scuola per programmatori e sviluppatori di applicazioni mobile. Ho deciso di andarci: al massimo, ho pensato, avrei perso una mattinata per niente.
Tra gli stand, ho trovato invece il banchetto dell’ITS Kennedy e avevano un programma del corso biennale TSAIM (Tecnico superiore per le applicazioni integrate su dispositivi mobili). Leggendolo, mi sono detto: “Cavolo, fanno proprio quello che mi aspettavo facessero all’università!”.

Corso TSAIM all’ITS Kennedy

Dopo essersi informato un attimo, durante la fine dell’anno del 2013, con un po’ di ritardo, Matteo si iscrive e inizia il corso all’ITS Kennedy.

Il corso era improntato sulla pratica, essendo fatto e pensato per preparare gli studenti al lavoro. I docenti erano professionisti, non professori di ruolo ma sviluppatori, quindi quello che ti insegnavano era effettivamente quello che poi ho fatto in azienda. Durante questi due anni ho anche conosciuto Damiano Giusti, che ho poi ritrovato, qualche tempo dopo, in MOLO17.

Gli stage

Il corso prevedeva due stage: il primo l’ho fatto in un’azienda di Polcenigo, anche il secondo pensavo di svolgerlo lì, ma non è stato possibile. Ho fatto due colloqui con altre aziende, ma sono stati deludenti e non mi sono trovato bene.

Una sera però è arrivata la rivelazione:

Con un mio caro amico una sera sono andato ad un pub a Pordenone. Entriamo e lui inizia a parlare con una persona, io ero in disparte. Ad un certo punto mi dice: “Vieni che ti presento una persona. Sai Daniele, quello che ha aperto la sua azienda che fa applicazioni mobile…”.
Insomma, mi ha presentato Daniele Angeli. Guarda caso è venuto fuori che io cercavo un’azienda dove poter svolgere lo stage e lui cercava un collaboratore per la parte Android.

Matteo Sist e lo stage in AD Solutions

Dopo quella sera Matteo e Daniele si scambiano i contatti e, si può dire, da quel momento non si sono più lasciati. Matteo intanto svolge lo stage all’AD Solutions, che si è appena trasferita nel 2014 a Zoppola, ma continua a collaborare nel tempo libero anche in seguito, in contemporanea con le lezione del corso. Subito dopo il diploma Matteo viene assunto a tempo pieno in azienda e così inizia ufficialmente la sua carriera professionale.

Settore Mobile

Perché ti sei specializzato nell’ambito mobile?

All’epoca gli smartphone mi ispiravano, sembravano qualcosa di nuovo, erano una novità cinque – sei anni fa. Ora li hanno tutti, ma allora no. Essendo una cosa informatica, nuova, con un buon sviluppo in futuro, ho deciso per questo ambito. Mi sono indirizzato verso l’Android perché l’ITS faceva principalmente corsi Android, iOS in modo solo marginale. Di quest’ultimo quello che ho imparato l’ho appreso con Daniele, che mi ha fatto da tutor per tutta la parte di programmazione iOS.

Couchbase

Logo Couchbase
Logo Couchbase

Sono stato il primo, assieme a Daniele, a conoscere ed approfondire Couchbase. Couchbase è un database che ha un motore di sincronizzazione unico nel suo genere tra mobile e backend. 
Abbiamo fatto un’applicazione mobile, una to do list, che permettesse di sincronizzare i dati tra un Android e un iPhone. Ai tempi era una cosa davvero incredibile, nessuno ce l’aveva!

App Connection

Grazie a Couchbase, si aprono una marea di possibilità di utilizzo e iniziano le prime sperimentazioni sul campo. La prima tra tutte, una di quelle con più di successo, è l’applicazione creata per Connection, uno tra i primi clienti di MOLO17.

Abbiamo iniziato ad approfondire Couchbase ancora di più, a capire come integrarlo su altri progetti. Alla fine, è stato uno degli sviluppi più promettenti. Una delle prime sperimentazioni di Couchbase lo abbiamo fatto con Connection, in quel periodo c’era l’esigenza di rifare l’applicazione mobile che avevano, perché non era stata aggiornata e ormai risultava datata.
Il primo progetto, vero e proprio, è stato proprio l’app di Connection, ed è stato anche uno dei primi utilizzi reali di Couchbase. Quest’anno è stata rifatta l’applicazione perché hanno fatto un cambio di gestionale, e quindi avevano la necessità sia di rinnovarla, sia per ristrutturarla per agganciarsi al nuovo gestionale. In questa applicazione ho potuto applicare tutte le competenze che ho acquisito in questi anni, se 4 anni fa ero molto soddisfatto di questa applicazione, oggi lo sono ancora di più!

2019 - Matteo con Daniele Angeli di MOLO17 e Roberto Zuccaro di Connection al 20° anniversario di Connection
2019 – Matteo con Daniele Angeli e Roberto Zuccaro al 20° anniversario di Connection

La suite MobileBridge

Grazie a questo progetto nasce una nuova idea, stella nascente di quello che sarà un nuovo inizio.

Dalle sperimentazioni, ho avuto un’intuizione per risolvere questo problema: ho un database che mi sincronizza tutti i dati tra i dispositivi mobile, i miei dati però non sono su Couchbase, sono su un SQL server, un database del gestionale. Come dunque portare i dati dal gestionale su Couchbase, facendoli comunicare tra loro? Da qui è nata l’idea di MobileBridge.
Dopo ricerche e studi, io e Daniele abbiamo sviluppato questa applicazione, in realtà erano due, una in lettura e una in scrittura. MobileBridge è un motore di sincronizzazione che fa comunicare due database, completamente diversi tra loro; prende i dati da un database, li converte e li riscrive per l’altro database.

Leads Collector

App Leads Collector sviluppata da MOLO17
Leads Collector

Da Couchbase quindi sono nati due grandi progetti: uno è MobileBridge, un applicativo lato server, il secondo è Leads Collector, progetto interno del 2015, che è stato pubblicato e poi venduto a livello internazionale.

Leads Collector è, per dirla in modo banale, un’applicazione per raccogliere contatti. Alla base c’è l’intuizione di creare un’applicazione per raccogliere i contatti, ad esempio durante le fiere, che si adattasse allo specifico utilizzo, per avere quindi anche specifiche informazioni grazie alla possibilità di customizzare il form di raccolta dati. Ogni cliente può personalizzare l’applicazione in modo da avere tutte le informazioni di interesse e che gli permettano di classificare il pubblico, per indagini di mercato in base al tipo di risposte, ad esempio. Questa applicazione utilizza Couchbase.
Con la versione business è possibile anche lavorare in team, per vedere i grafici di performance del team e conoscere anche chi raccoglie più contatti o il prodotto più venduto.
Leads Collector è stata pubblicata sullo Store e ha avuto un discreto successo. È stata scarica sempre da più persone e sempre più da clienti importanti, come Lego.

L’arrivo “ufficiale” di Matteo Sist in MOLO17

Intanto è nata, a fine 2015, MOLO17 e Matteo Sist partecipa anche al progetto Dubai. Quasi tutta l’azienda si concentra in questo progetto, che lo vede tra i protagonisti principali.

Progetto Dubai

Ci sono solo pro per questo progetto. Già dall’inizio è considerato come una grandissima sfida, fino a quel momento avevo affrontato piccoli progetti, ma non avevo mai avuto l’occasione di lavorare per un progetto così importante e un team così grande di persone. In più, ho avuto la fortuna di poter andare a lavorare a Dubai e di lavorare vicino a professionisti che lavoravano in grandi aziende estere, che mi ha fatto crescere tantissimo. Il pro è stato senza dubbio la crescita. Nel giro di poco tempo, sia per me, sia per i miei colleghi (Daniele Angeli, Damiano Giusti, Francesco Furlan) abbiamo imparato tantissimo.

Matteo nel deserto di Dubai durante un importante progetto di MOLO17
Matteo nel deserto di Dubai

Progetto gruppo bancario europeo

Rientrati dal progetto Dubai, Matteo e il suo team hanno lavorato e stanno lavorando sul progetto di un grossissimo gruppo bancario europeo.

Abbiamo sviluppato una corporate chat per i dipendenti per comunicare tra loro: al progetto poi si è aggiunto lo sviluppo di un CRM che abbiamo portato sul mobile, utile per consultare i dati anche al di fuori della sede di lavoro, in mobilità.

Corso Couchbase

Certificato di completamento corso Couchbase CS300 NoSQL Server Administrator sponsorizzato da MOLO17
Attestato Couchbase NoSQL Server Administration, 4-Day

La formazione continua: Matteo Sist nel 2017 partecipa al corso Couchbase CS300 Couchbase NoSQL Server Administration, 4-Day. 4 giorni di corso dedicati alla parte di server administration. 

MobileBridge Srl e Matteo Sist

Logo MobileBridge
Logo MobileBridge

Nel 2018 nasce la società di MobileBridge. Come? Matteo lo racconta così:

Circa un anno e mezzo fa, uscendo a cena, Daniele mi ha proposto di prendere l’applicazione di MobileBridge, sviluppata insieme, e fondare un’azienda, diventando suo socio. Io ero sorpreso, è stata una proposta che non si vede tutti i giorni, e ho accettato. Per me era un orgoglio che il mio titolare mi dicesse, comunque dopo aver creato e sviluppato un prodotto assieme, di farne una società.

Dopo qualche mese, Matteo Sist diventa l’amministratore delegato della neo-nata MobileBridge Srl. Oggi la società si sta evolvendo: è un’azienda di prodotti, non più solo un’app.

Dall’idea del progetto di stage e le esigenze operative è nato un prodotto che poi si è evoluto in progetto di sviluppo, come prodotto di suite della società, che porta lo stesso nome dell’applicazione.

Matteo Sist: oggi Tech Lead Mobile in MOLO17

Matteo Sist in MOLO17
Matteo Sist in MOLO17

Che ruolo hai assunto oggi in MOLO17?

Sono Tech Lead Mobile in MOLO17, ho iniziato come sviluppatore Android, sono cresciuto come figura di riferimento per tutto il team di sviluppo, per la gestione e scelte da adottare. Sono la persona che si occupa del mondo Mobile dell’azienda, anche perché ho le competenze in entrambe le piattaforme Android e iOS. Non decido cosa fare, sono una persona che raccoglie le esperienze di ciascun membro del team e le mette assieme. Anche quando si avvia un nuovo progetto, voglio che si scelgano insieme le proposte e strategie più adatte e utili per procedere. La mia figura è chiave in azienda, è una bella posizione perché mi dà la possibilità di poter svolgere ricerca e sviluppo e sperimentare, ma dall’altra parte è una bella responsabilità.

La scommessa su Kotlin

Un esempio fra tutti è la scommessa sull’adozione del neonato linguaggio Kotlin: io e Damiano Giusti abbiamo deciso di seguire un corso Kotlin in azienda tenuto da uno dei massimi esponenti al tempo residente in Francia. Allora vedevo già una grande potenzialità ed usabilità di questa tecnologia. Mi è piaciuto fin da subito il linguaggio, ho visto qualcosa di nuovo e diverso da Java. Lo ammetto, è stato un azzardo, una scommessa che è stata largamente ripagata però, perché ora usiamo Kotlin ovunque. Ci ha permesso di compiere un salto di qualità, anche per le performance.

Docente in ambito Mobile

Durante la sua carriera, Matteo Sist ha ricoperto anche il ruolo di docente e ha tenuto diversi corsi in ambito Mobile. Dal 2016 ha seguito questi percorsi formativi:

  • “SVILUPPARE APPLICAZIONI PER ANDROID” presso lo IAL (marzo 2016);
  • Corso base per lo sviluppo di applicazioni Android presso BuildingApp (maggio 2017);
  • Corso base per lo sviluppo di applicazioni Android presso Logika Software (febbraio 2017);
  • “TECNICO SUPERIORE PER I METODI E LE TECNOLOGIE
    PER LO SVILUPPO DEI SISTEMI SOFTWARE”, moduli “Project work” e “Gestione progettuali” presso ITS Kennedy (giugno-luglio 2019).

Oltre MOLO17

Matte Sist è curioso, molto curioso.

La curiosità mi ha dato la possibilità di essere dove sono. Sono paziente, anche se non sembra. Sono anche riservato, forse schivo. Mi definirei il classico motociclista solitario.

Matteo Sist, in realtà, non ha due, ma ben tre passioni. Una, molto divertente, sono i dinosauri. Basti pensare che, come immagine di profilo di tutti i suoi account, da anni, ha un avatar di un T-Rex verde stilizzato.

T-Rex, l'avatar di Matteo Sist
T-Rex

È il mio avatar storico, ci sono affezionato. Da piccolo, e anche tuttora, i dinosauri sono una mia grande passione, come per tutti i bambini. Trovami un bambino che non è innamorato dei dinosauri.

Moto e motori, le passioni di Matteo Sist

L’altra passione, oltre la tecnologia, sono i motori. Gli occhi gli brillano solo a nominare la parola moto.

Matteo Sist e la sue passioni: moto e tecnologia
Matteo e la sua moto oggi

La passione mi è stata trasmessa da mio papà, da bambino guardavo le gare della F1 assieme a lui. Da piccolo sei affascinato dai motori, poi, quando diventi più grande il fascino diventa passione.

La prima – Fantic Caballero 50cc del 1972

Fantic Caballero 50cc del 1972

È iniziato tutto con la moto di mio papà, avevamo e abbiamo a casa un vecchio Caballero del ’72, è la sua moto da quando aveva 14 anni. Ai miei compagni di classe, quando avevano 14 anni gli veniva comprato il motorino, io invece ho preferito aspettare i 16 anni per prendere un 125. Nel frattempo, abbiamo restaurato in parte la moto di mio papà: l’abbiamo smontata, pulita e sistemata e ho imparato a guidare con questa. Correvo sui terreni dell’azienda agricola di famiglia e faceva un rumore assurdo, la moto era completamente elaborata, non potevo andare per strada. Ai tempi non esistevano neanche le targhe per i cinquantini. È una moto storica, oggi si potrebbe riutilizzare, ma dovrebbe essere restaurata di nuovo ed essere immatricolata.
Questa comunque è stata la mia prima moto, insieme al motorino di mia nonna.

La seconda – Husqvarna SM 125 del 2007

Husqvarna SM 125 del 2007 di Matteo Sist
Husqvarna SM 125 del 2007

Arrivati i 16 anni, ho avuto la fortuna grazie ai miei genitori, di avere una moto più seria, una 125. Ho preso la patente prima che potevo: compio gli anni a gennaio, un mese dopo ce l’avevo in tasca.
Avere una moto è stata una liberazione, averla mi dava l’indipendenza, mi sentivo libero.

La terza – Aprilia Shiver 750 del 2009

Aprilia Shiver 750 del 2009 di Matteo Sist
Aprilia Shiver 750 del 2009

A 18 anni Matteo prende la patente A2, sempre grazie ai suoi genitori, e acquista una Aprilia.

L’ho tenuta una decina d’anni, l’ho ceduta a mio fratello solo quest’anno.

La quarta – Yamaha WRF 250 del 2004

Usata, ma non da dimenticare, Matteo Sist ha avuto anche una moto da cross. Si diverte a correre sullo sterrato e partecipa anche ad una gara amatoriale.

Il mio sogno è sempre stato quello di fare il pilota, ma ovviamente c’è lo 0,5% delle probabilità di diventarlo sul serio. Ad ogni modo sono riuscito a partecipare ad una gara amatoriale e, l’importante, non sono arrivato ultimo. Avevo la moto, il casco e mio fratello ad aiutarmi. La sfortuna è stata che ha piovuto la sera prima e c’era fango ovunque. La mia moto non era preparata. Il mio obiettivo era quindi quello di non farmi male e di non arrivare ultimo. Un successo allora in tutti e due i casi!

La moto dei sogni – Aprilia Tuono V4 Factory del 2018

Matteo Sist e la sua Aprilia Tuono V4 Factory del 2018
Matteo e la sua Aprilia Tuono V4 Factory del 2018

Purtroppo, con i mille impegni, Matteo Sist usa poco la moto oggi, o almeno non quanto vorrebbe. Se fosse per lui, mi confessa, che sarebbe sempre in moto.
Ora ne ha anche una nuova di zecca che lo attende:

Mi sono detto ora o mai più e mi sono comprato la moto dei miei sogni: una Aprilia Tuono V4 Factory del 2018. Quella che quando ero alle superiori mi potevo solo sognare, che ho desiderato tanto. Alla fine ho realizzato il mio sogno dell’adolescenza. 

Matteo Sist tra cinque anni

E tra 5 anni quindi come ti vedi?

Non lo so. L’idea che ho è che quando metterò famiglia voglio vendere la moto, perché oggettivamente è un pericolo. Magari tra cinque avrò una casa tutta mia, ora sono in affitto, un appartamento non fa per me. Non si sa mai, magari avrò un figlio.

A livello lavorativo vorrei continuare a crescere, sia a livello di esperienza, sia di ruolo, per quanto riguarda MOLO17. Per quanto riguarda MobileBridge, mi piacerebbe fosse come MOLO17 oggi, dopo quasi 5 anni. Tra cinque anni MOLO17 magari avrà 100 dipendenti, mentre MobileBridge ne avrà 20. Potrebbe essere un buon augurio.

Conclusione

Per terminare, Matteo rivolge un grazie particolare a queste persone importanti:

Ringrazio la mia famiglia perché mi ha fatto diventare quello che sono, mi ha dato dei valori che per me sono fondamentali. Grazie a Romina, la mia ragazza, il mio braccio destro, anzi la mia metà, che mi ha sempre sostenuto e supportato in tutti questi anni. Ringrazio anche Daniele, grazie a quell’incontro casuale al Metrò che mi ha aperto questa opportunità lavorativa.
Oggi sono soddisfatto del ruolo professionale che ricopro, faccio quello che mi piace. Poi vado anche a lavoro in moto, quando non piove. Meglio di così!

Matteo Sist e Daniele Angeli, anno 2019 - Premiazioni concorso interno MOLO17 Knowledge Route
2019 – Premiazioni concorso interno MOLO17 Knowledge Route

Grazie per l’ironia Matteo 🙂

Al prossimo articolo di Human Code. Chi sarà il settimo marinaio di MOLO17 ad essere intervistato?

Per leggere la serie clicca qui.

A presto

HUMAN CODE – CAPITOLO 5: Damiano Giusti

Damiano Giusti, il gentleman con l’anima rock. Classe ’95, è Android Software Engineer e Kotlin Güru in MOLO17.

Damiano, quinto protagonista della nostra rubrica, è ad oggi il più storico collaboratore dell’azienda, ma lo scoprirà solo dopo aver letto questa intervista.

Damiano Giusti in MOLO17
Damiano Giusti – Ph Marco Cosatto

Le origini di Damiano Giusti

Abito a Cordovado, in un paesino tra Veneto e Friuli. La mia passione per l’informatica è iniziata già alle medie. Ho scoperto poi che a Pordenone c’era l’ITIS Kennedy che aveva l’indirizzo di informatica e mi sono subito iscritto. Al quinto anno, grazie ai professori, mi sono appassionato di App Android, seguendo il corso Android H24 e studiando per conto mio.

La prima app Android

Il 2013 è l’anno ufficiale durante il quale Damiano Giusti inizia a sviluppare su Android. La prima app?
Il registro elettronico per i suoi compagni di istituto.

Per la scuola ho sviluppato una versione mobile del registro elettronico. Il registro Spaggiari rosso, Classe viva, che si utilizzava era utile perché i voti erano accessibili ovunque. Il problema era che il professore ti metteva il voto e tu non potevi ricevere una notifica immediata. Allora ho pensato: perché non fare un’applicazione visto che tutti hanno uno smartphone?
Verso la fine del novembre 2013, ho realizzato l’app in versione mobile, con queste caratteristiche. A febbraio l’ho pubblicata su Play Store, è stata la mia prima pubblicazione. Era bello perché poi andavo alle macchinette a prendere il caffè e i vari compagni di scuola controllavano i voti con la mia app.

Schermata del registro elettronico, app sviluppata
Schermata del registro elettronico

Dietro la creazione di questa applicazione, Damiano ricorda episodi divertenti, come questo:

Per fare la sezione delle note disciplinari, bisogna averle nel registro, sennò non puoi verificare come si visualizzano i dati. Almeno per quella volta, perché non avevo tutte le conoscenze che ho ora. Ero quindi in combutta con i professori per farmi mettere le note.
Infatti, merita raccontare questo episodio: avevo chiesto alla professoressa di Sistemi di mettermi una nota finta sul registro, anzi me ne aveva messe due. Si leggeva sul registro Nota disciplinare – descrizione: nota di test 1, nota di test 2.
Nell’ora successiva di quel giorno, c’era lezione con la professoressa di matematica, che era un po’ severa, che dopo aver visto il registro mi aveva subito chiesto: “Giusti hai preso due note?”

“No Prof., sono note di esempio”

Lei ha continuato a guardare le note e non capiva: “Ci parlo io con la prof.ssa di Sistemi!”

A scuola avevo una buona media, non lo credeva possibile! 😉

Lo stage in AD Solutions e gli studi post diploma

Da lì, Damiano si orienta sempre più verso il mondo Android. Durante il quinto anno, decide di fare uno stage formativo in azienda di una settimana.

Ho visto che tra le società c’era anche AD Solutions di Angeli Daniele, ex studente del Kennedy, blasonato, che era considerato un po’ l’idolo degli studenti dell’istituto. Ho così deciso di svolgere lo stage da lui, visto che sviluppava applicazioni iOS e Android, e ho avuto l’occasione di conoscerlo. Il primo ufficio si trovava a casa di sua nonna su due stanze. Ho avuto una buona impressione dopo questa esperienza. 

Daniele, dopo le superiori, chiede a Damiano Giusti se avesse programmi per il futuro e gli propone di collaborare con lui. Damiano decide alla fine invece di iscriversi al corso di laurea di Informatica all’università a Udine. Scopre però ben presto, con delusione, che le sue aspettative rispetto al percorso universitario intrapreso non sono state soddisfatte. Verso la fine del 2015, dopo il primo anno, decide di lasciare l’università e di cercare nuove opportunità.

Il corso ITS TSAM

Fatalità in quel periodo mi ha chiamato la segreteria del Kennedy per un’azienda che cercava uno sviluppatore Java, a quel tempo era quello il linguaggio che si utilizzava per le applicazioni Android. Ho iniziato lavorando per tre mesi in quell’azienda con un tirocinio regionale a Pordenone, ma non mi sono trovato molto bene.
Mia mamma, che vedeva oltre, allora mi ha proposto di provare a settembre la sessione straordinaria del corso biennale TSAM – Tecnico Superiore per i metodi e le tecnologie per lo sviluppo di sistemi software: Sviluppo Mobile Devices, tenuto all’ITS Kennedy di Pordenone.
In quell’occasione, tra l’altro, ho incontrato un mio compagno di università, che per le mie stesse motivazioni, aveva deciso di provare ad accedere al corso. Sono arrivato secondo in graduatoria, ero abbastanza ottimista per entrare!”

Come Mattia Fioraso, Damiano ritrova durante il corso Daniele, in veste di docente. Con lui svolge, nel primo anno, il project work, che consisteva nello sviluppare applicazioni Android per vari scopi. Nel secondo anno Damiano segue il corso iOS tenuto sempre da Angeli.

L’arrivo di Damiano Giusti in MOLO17

Nel 2016, durante il primo anno di corso ho svolto il tirocinio in MOLO17. Daniele, appena scoperto che ero all’ITS, prima ancora che l’istituto organizzasse i colloqui, mi ha chiamato e aveva parlato con la segreteria per fare un colloquio e collaborare con lui.
Sono stato introdotto subito in vari progetti. In MOLO17 nell’aprile 2016 eravamo in 5: c’era Daniele Angeli, Elisa Battistutta, Matteo Sist e un altro collega, oltre a me. L’ufficio era a Zoppola, in una stanza al primo piano con un tappeto verde, che sembrava un prato.

Progetto Dubai

Dopo lo stage Damiano collabora per il progetto Dubai: comincia a lavorarci, le prime schermate e funzionalità le sviluppa con Matteo.

In foto: il protagonista di questo articolo con Daniele Angeli, Francesco Furlan e Matteo Sist a Dubai per un importante progetto di MOLO17
2017 – Team MOLO17 a Dubai

Con l’arrivo del nuovo anno accademico all’ITS, Damiano riprende le lezioni. Intanto è arrivato in MOLO17 Francesco Furlan, che Damiano segue e lo introduce alle metodologie di sviluppo utilizzate in azienda.

Mentre ero al corso, ho imparato cose nuove e davo una mano al progetto. Durante il secondo anno del corso, a fine marzo 2017, ho rifatto lo stage in MOLO17 e in questi mesi sono andato a Dubai. È stata un’esperienza incredibile, abbiamo incontrato dei veri professionisti. Mi ha aiutato molto a livello personale e professionale.
Ho conosciuto un ragazzo, Richard Radics, un developer ungherese, che collaborava con noi, che mi ha aperto molte strade: dopo averlo conosciuto, ho visto i lavori che ha seguito, ho approfondito le best practices di come strutturare e gettare delle solide basi di un progetto.

Mi sono poi interessato molto all’aspetto architetturale come Mattia. Ho iniziato a leggere e studiare delle pubblicazioni formali, blog o lavori pubblicati da altri famosi sviluppatori. Ho sviluppato una mia personale metodologia, mettendo in pratica le conoscenze acquisite. L’ho condivisa con Matteo e Francesco per sviluppare, a livello architetturale, un progetto Android via via sempre migliore e rock-solid, a prova di crash. Al momento stiamo ancora adottando questa metodologia che ha portato risultati incredibili nei progetti che affrontiamo di giorno in giorno. Ne sono molto fiero.

Diploma e assunzione in MOLO17

Arrivano altre buone notizie. Prima di prendere il diploma del corso, il primo agosto del 2017 Damiano viene assunto da MOLO17 e si diploma al corso ITS con il massimo, 100/100.

Ho festeggiato due volte!

In foto: il Team di MOLO17 nell'anno 2017
2017 – Team MOLO17

Progetti

Nello stesso anno mi sono occupato di un progetto per uno dei più grossi gruppi bancari europei: un mobile CRM con integrato un sistema di chat completo, che è il secondo progetto che ho seguito dopo Dubai. Abbiamo lavorato al progetto da settembre.

L’app social

In seguito, ho lavorato in autonomia su un’app dedicata al mondo dei millennials: si tratta di un social network, basato sulla condivisione foto che sta riscuotendo un grande successo, con più di venti mila download. Rispetto ad Instagram, il competitor, il metodo di remunerazione è il tempo che gli utenti trascorrono sui tuoi contenuti, non i like. Il tempo massimo è di 15 secondi. Più secondi una persona trascorre sui tuoi contenuti e attiri la sua attenzione, più guadagni moneta virtuale. È un’idea nuova, volta ad abolire il like, visto come elemento che condiziona il digital behaviour.

Per Damiano quest’app è diventa una vera e proria sfida.

Da questa esperienza ho potuto approfondire cose nuove, come ad esempio la manipolazione delle immagini. Tra i pro c’è sicuramente l’idea di poter pubblicare qualcosa che tutti utilizzino, con tutte le responsabilità correlate, con l’attenzione di verificare se avviene un crash. Qualsiasi malfunzionamento devi risolverlo nell’immediato, perché gli utenti non dormono mai. In questo caso posso dire di aver migliorato le mie capacità di problem solving!
Come contro, i tempi di consegna, essendo il cliente una startup, sono stati brevi. Ma sono riuscito a portare tutto a termine.

App per punti vendita bricolage

Ora stiamo terminando un progetto per uno dei principali player del bricolage in Italia: si tratta di un’applicazione Android che si integra in dispositivi dotati di lettore di codici a barre. Quest’app ti permette di acquisire il codice QR per configurare il dispositivo e cominciare ad acquisire i codici a barre degli articoli, oppure scattare delle foto agli stessi, che vengono inviate ad un server che riconosce l’oggetto fotografato e propone all’utente tutti i prodotti simili a catalogo. Codici a barre e foto vengono aggiunti ad un registratore di cassa. Oltre a questa abbiamo fatto un software che permette all’applicazione di comunicare con il registratore di cassa per registrare gli articoli ricevuti e generare lo scontrino.

Altri progetti

Come progetto personale, a Damiano piacerebbe invece di ideare un’app per il team interno, per giocare a ping pong e a calcetto. Ma non vuole svelare di più!

Damiano Giusti oltre MOLO17

Nel tempo libero scrive nel blog di MOLO17, ha sperimentato tecnologie nuove per lo sviluppo di applicazioni. Ha scritto una serie di articoli inerenti al linguaggio di programmazione Kotlin, di cui tiene anche talk in vari meetup e conferenze in Italia. Se ti interessa puoi trovare qui la rubrica A trip into Kotlin Native in Multiplatform projects e alcuni articoli della serie Scopri Couchbase.

2017 – Evento Kotlin RxJava-Android goes SOLID, Milano

Damiano Giusti e il Rock and roll

Damiano è un musicista. Suona la chitarra dal 2008. Ha iniziato con il professore delle medie strimpellando, con una chitarra classica in prestito della vicina di casa. Nel 2009 si è iscritto ad una scuola di musica moderna a Portogruaro, la Music Village, e ha cominciato il suo percorso fino al 2014. 

Damiano Giusti e la chitarra elettrica in MOLO17
Damiano e la chitarra di MOLO17

La passione per il rock deriva dalla mamma e dal papà, ai quali devo molte cose della mia vita. Grazie a loro ho ascoltato i Dire Straits, Peter Frampton, gruppi e chitarristi pazzeschi. All’hard rock mi sono appassionato grazie agli Europe con il disco The Final Countdown, che mio padre aveva comprato. Ho iniziato ad ascoltarli e anche io volevo imparare a suonare così! Poi sono passato agli AC/DC e ai Guns N’ Roses, i pilastri degli anni ’70 e ’80.

Damiano Giusti e i suoi gruppi: The Noise Pollution, Premium Bananass 101, The Dunnos e Paper Rose

  • Damiano Giusti e la sua chitarra
  • Damiano sul palco

Nel 2011 con alcuni amici di infanzia fonda la sua prima rock band, The Noise Pollution

Il nome era ripreso da una canzone degli AC/DC che dice: Rock and roll ain’t noise pollution.

Tra un evento e l’altro, Damiano conosce altri musicisti e nel 2014 inizia a suonare con i Premium Bananass 101

Durante i concerti c’era una banana gonfiabile che lanciavamo al pubblico, era fantastico!

Con la maturità alle porte, il gruppo The Noise Pollution si prende una pausa e, come i Premium Bananass 101, con il tempo si scioglie.
Nel 2015, assieme al chitarrista dei Bananass, Damiano crea una nuova band, The Dunnos. Nome bizzarro, direte, ma originale. Ecco perché:

Il nome nasce un po’ per scherzo. E’ stato pensato dal cantante Roberto, che è un professore di lettere, che giocando con le parole “I don’t Know” e lo slang inglese “I dunno”, ha avuto l’intuizione geniale.

Nello stesso periodo a Damiano Giusti chiedono di suonare anche con i Paper Rose a Lignano e così si trova ad essere il chitarrista di due gruppi allo stesso tempo. Damiano è proprio un musicista super impegnato e richiesto!

Festival Show

Con il mio gruppo Paper Rose di Lignano Sabbiadoro ho partecipato all’edizione 2016 di Festival Show. Ci siamo qualificati tra i tre finalisti su centinaia di partecipanti, e questo ci ha consentito di esibirci alla finalissima in Arena a Verona. È stata un’esperienza unica: mai avrei pensato di poter suonare davanti a 14mila persone in una location così suggestiva ed ambita. Ricordo ancora tutte le lucine che riempivano la platea dell’Arena, come un enorme cielo stellato!

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2016 – Damiano e i Paper Rose al Festival Show, Verona

Concerto di Gabbani

Dopo poco tempo, il successo si fa sentire e gli agganci arrivano. L’emozione sale su un importante palco con i Paper Rose ancora una volta e l’occasione è il concerto di un famoso artista italiano.

L’anno dopo, nel 2017, in coda alla discreta popolarità raggiunta dal Festival Show, abbiamo trovato un contatto con un’agenzia per lo spettacolo. Siamo stati invitati ad esibirci come band spalla per il concerto di Francesco Gabbani (vincitore Sanremo 2017) in Arena Alpe Adria a Lignano Sabbiadoro. Abbiamo scambiato anche due chiacchiere con lui prima dell’esibizione. Ricordo che prima dell’esibizione, il pubblico più vicino al backstage ci chiamava per avvicinarci a loro, e gli abbiamo fatto pure degli autografi! Mi sembrava surreale.

  • Damiano sul palco con la sua chitarra
  • Damiano Giusti mentre firma un autografo
  • Damiano con la sua band i Paper Rose

Progetti musicali

Come progetti per il futuro Damiano vorrebbe coniugare la passione per il mondo Android con la musica. 

Ho visto prodotti come pedaliere multieffetto per chitarra dove il processing del suono viene fatto da un hardware sul quale gira Android. Sarebbe sicuramente una figata!

Nell’aria, tra l’altro, c’è anche un terzo gruppo, il progetto è  in corso.

Oltre la musica, Damiano Giusti è una persona riservata, ma determinata, che persegue i suoi obiettivi fino in fondo. In tutto quello che fa, ci mette passione ed energia, e lo dimostra in tutti gli ambiti della sua vita.

Damiano Giusti tra 5 anni

Tra cinque anni desidera in ambito lavorativo fare uno step in più. Attualmente si occupa di Android a tutto tondo e vorrebbe diventare responsabile tecnico-operativo dell’ambito Android. 

E nella vita privata?

In un futuro mi piacerebbe andare a convivere con la mia ragazza. Negli ultimi anni ci sono stati talmente tanti stravolgimenti che non riesco a immaginare in modo nitido il mio futuro. I mesi volano, e sono già due anni che sono in MOLO17 a pensarci.

Conclusione

Tante emozioni in questa intervista, tanta energia, musica e passione. 
Damiano chiude l’intervista con gratitudine rivolgendosi a coloro che hanno più creduto in lui:

Damiano e Daniele Angeli CEO di MOLO17 durante le premiazioni del concorso Knowledge Route
2019 – Premiazioni concorso interno MOLO17 Knowledge Route

In conclusione vorrei ringraziare tre figure importanti nella mia vita: voglio dire grazie all’azienda che mi ha sempre dato fiducia. Condenso la seconda e la terza figura, riferendomi ai miei genitori e alla mia ragazza, che hanno fatto davvero molto per me per supportarmi e anche per sopportarmi. Grazie!

Sesto capitolo di Human Code: di chi sarà il turno? Stay tuned!

Se ti sei perso un’intervista di Human Code, le puoi leggere qui.

A presto